estate/mattina

Ero qui, in giardino, a rimandare l’inizio della giornata: c’è chi al posto mio si sarebbe affrettato, cercando di sfruttare i minuti di mattina non ancora rapiti dalla calura. Io invece ho pensato che all’ombra, in giardino, si stava così bene, e quei minuti di star bene erano preziosi, forse gli unici in tutta la giornata in cui si poteva pensare Ma che bene che si sta: l’aria era immobile ma non ancora incandescente. Allora ciondolavo, tra il caffè e una chiacchiera, a prendermi quello star bene e farne scorta per gli altri momenti, quelli da sudare e far fatica anche solo a respirare. Pensavo che tanto poi il caldo aveva tempo di stroncarmi comunque, anche se io, puta caso, avessi riordinato la cucina senza grondare.
E quando è arrivato un alito di vento, generoso, ho pensato che se fossi stata a riordinare la cucina non l’avrei sentito, e magari aliti di vento così non ce ne sarebbero stati altri per tutto il giorno, comunque non con queste condizioni di ombra e parvenza di fresco, e che quindi avevo fatto proprio bene, a non addomesticare la pigrizia.

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chiara e l’incanto del calicanto

Se è vero che le belle giornate si capisce che son belle già dalla mattina, questa è di sicuro una bella giornata.
Ché quando sono uscita col cane stamattina la prima cosa – che ho sentito – è stata l’aria pulita e fresca, ma non troppo. La seconda cosa – che ho visto – sono stati i primi fiori del calycanthus che qualche vicino ha piantato in un pezzetto di terra di nessuno.
Le guardo sempre, quelle piante sulla terra di nessuno, a penso alle cure che i vicini riservano a questa piccola dépendance di giardino. Quando ho scoperto che avevano piantato il calycanthus ero contenta, ché il calycanthus è una delle poche cose belle dell’inverno, secondo me: oggi che son sbocciati i fiori, a me è spuntata dentro, anche stavolta, la gioia gratis.

Let the morning time drop all its petals on me

Oggi non lo so che cosa sia, ma sento che ho il cuore vicino alla gola.
Forse è per il sollievo al caldo dei giorni passati, ma mi capita di leggere e sentire e immaginare voci e sentire che fanno un effetto del tutto nuovo e inatteso, amplificato dalla nuova e inattesa predisposizione all’ascolto. O forse l’aria rinfrescata di oggi non c’entra nulla ed è solo che ho bisogno di uscire un po’ dalla routine egocentrica degli ultimi tempi e mettermi in una posizione defilata e ricettiva.

So con una certezza disarmante che la giornata mi porterà, forse più di una volta, sull’orlo delle lacrime e la cosa invece di dispiacermi mi sembra un miracolo.

http://www.youtube.com/watch?v=DoWF2YalYvI

je préfère le moulin rouge

Allora io come blogger sono pivella e mi manca proprio quell’impostazione mentale per cui se vuoi che ti leggano devi andare incontro al tuo potenziale pubblico. E quindi io scrivo, scrivo senza pensare per chi e per come, però poi devo ammettere che mi piacerebbe avere idea dell’idea che uno, leggendomi, si fa di me.
Questo per dire che quando qualcuno mi ha fatto notare che dal mio blog sembro la mamma del mulino bianco non è che me la sono presa, ma ci ho pensato su.

La mamma del mulino bianco a me non è che sia mai piaciuta.
Lei si sveglia la mattina presto e, contrariamente alle mamme normali che sfoggiano uno stampo da cuscino sulla faccia, due occhi da panda comatoso e una verve da bradipo, lei tutta pimpante dopo un minuto è già in cucina e ha preparato la colazione per tutta la famiglia. O è già miracolosamente vestita e truccata oppure, apparentemente acqua e sapone ma pettinatissima, con il rossetto e uno strato invisibile di terra abbronzante, è scesa in pigiama come le mamme vere, ma con che pigiama, porca miseria! Non quella roba informe e slandronata che hanno in dotazione le persone normali, no: il pigiamino setoso, rosa cipria, appena stirato (!) che si conviene a una donna perfetta come lei. Basterebbe già questo a farmela stare sulle palle per l’eternità.

La tavola è imbandita come per un pranzo reale: succhi, tè, cestini di vimini con quattro tipi di biscotti e tre merende diverse, le fette biscottate e le marmellate nelle ciotoline. A casa mia le merendine si scartano direttamente dalla confezione e i biscotti escono dal sacchetto dei biscotti, per non dire della marmellata che è già tanto che la tiri fuori dal frigo, altro che ciotoline di porcellana.

Poi lei sorride, a colazione. Sorride al papà del mulino, ai bambini del mulino, ai passerotti che vengono a smangiucchiarsi le briciole di merendina sul davanzale della finestra del mulino.
Ora, io ve lo dico: alle sette, appena sveglia, trangugiando il caffè, con i bambini che la cartella non l’hanno ancora fatta, la colazione ci mettono un quarto di secolo a finirla e io che con i miei 90/50 di pressione faccio fatica a stare in piedi non riesco a sorridere a chicchessia e i passerotti li farei arrosto.

Quindi, ricapitolando, io la mattina faccio schifo che bisogna amarmi veramente molto per guardarmi in faccia; il pigiama è un’accozzaglia di tute vecchie e magliette da battaglia; i capelli li ho alla moda di Medusa; cerco di sorridere interiormente alla giornata ma dal mio viso ancora non trapelano emozioni positive; aggiungo che qualche volta sono talmente snaturata che mi dimentico di comprare il latte e propino ai miei bambini qualunque roba potabile in sostituzione e maschero il senso di colpa arrabattando scuse sull’utilità dello spirito di adattamento.

Vi sembra che io assomigli alla mamma del mulino, fin qui? Non tanto, eh?

Vi invito, adesso, a pensare alla mamma del mulino nelle attività della sua giornata. Intanto non lo vedi perché lei mai ti mostrerebbe la sua biancheria intima, ma è ovvio che è coordinatissima e sobria, né essenziale né frufru. Men che meno provocante. Io la mutanda e il reggiseno in coordinato non riesco nemmeno se ci provo, c’è sempre qualche impedimento tipo che mi sono messa quella mutanda lì che avrebbe il suo reggiseno uguale ma poi mi accorgo che siccome voglio metterci sopra una maglietta così o colà per qualche ragione non va bene e allora amen, ché di cambiare mutanda non se ne parla; ma il più delle volte è che o la mutanda o il reggiseno sono nel cesto della roba da lavare o, nella migliore delle ipotesi, stesi ma umidi.

La mamma del mulino si veste prevalentemente in beige e panna; io no.

La macchina della mamma del mulino sono indecisa se sia un suv nero o una classe A. Probabilmente un suv con la scusa del cane. Il suv nero è molto utile per andare a prendere i bambini in una zona con poco parcheggio, infatti è per quello che i suv son sempre parcheggiati in posti assai improbabili dove rompono tantissimo le palle. Comunque, quale che sia la macchina della mamma del mulino, è sempre pulita sia dentro che fuori, non come la mia che ogni tanto bisogna disinfettarla con degli agenti chimici che possiedono solo i servizi segreti.

La mamma del mulino passa molto tempo con i suoi figli, come me. Solo che lei non si arrabbia mai, non litiga con il grande perché le assomiglia troppo o col piccolo perché fa il furbo. È molto paziente, lei.

E poi il punto di forza della mamma del mulino: il mulino, appunto.
Il mulino è sempre in ordine e pulito. Non ci sono cose da stirare in giro, i libri abbandonati su tutti i ripiani orizzontali disponibili, la scopa appoggiata dove non dovrebbe, il cesto in lavanderia che straborda, le formiche in cucina, le pentole che aspettano di essere lavate. Il mulino è sempre perfetto, come lei.

Volete vedere casa mia? Ecco, appunto.

Quindi spiegatemi: cosa vi fa pensare, del mio blog, che io possa assomigliare alla mamma del mulino?

PS: non lo volevo dire ma è più forte di me. La mamma del mulino dacché si è riprodotta secondo me fa pochissimo sesso ricreativo

 

 

 

guerra e pace

Guarda, proprio non so cosa sia, ma stamattina mi sono svegliata così. Poi ho realizzato che l’ultima cosa sensata di cui ho parlato ieri è stata “La guerra di Piero” raccontata ai miei figli mentre guidavo e forse nella mia testa le rimembranze musicali si sono mischiate ai significati, e sarà che Lorenzo mi ha raccontato che stanno preparando la giornata della pace e insomma in giro di pace ce n’è così poca… fatto sta che questa canzone a me piace tantissimo e stamattina a colazione avranno pensato che sono un po’ pazza perché gliel’ho cantata a voce alta e poi avevo voglia di riascoltarla ma io ce l’ho solo in vinile e allora per fortuna che esiste youtube che in un secondo ti fa risentire e rivedere anche, se vuoi.

E dell’effetto che fa magari parliamo un’altra volta, per oggi la riascoltiamo e basta, ok?