il rosa non esiste

Nel mio mondo perfetto il rosa non esiste, o quasi.
Esistono tutti gli altri colori: il verde che, anche se non è il mio colore preferito, è parecchio utile in natura; i gialli per ovvi motivi solari e floreali imprescindibili; il rosso in tutte le sue declinazioni per via del sangue, dei papaveri e del pomodoro, tutte cose di cui non si può fare a meno e di cui è bene ricordarsi spesso; l’arancione che è il colore dell’agrumitudine e del tramonto; i bianchi e i neri di tutti i tipi per quando si cercano il silenzio e la solitudine e dei vestiti molto eleganti.
Soprattutto ci sono tantissimi blu e viola, dagli azzurri pallidissimi ai ciclamini e in casi più unici che rari perfino del fucsia; una miriade di celesti polverosi e blu notte e grigi azzurrognoli e turchesi e blu cobalto, verdiazzurri e indaco e lavanda.
Il mio mondo perfetto è molto, molto blu ma tutt’altro che monotono.

C’è davvero poco posto per il rosa nel mio mondo perfetto, però sono disposta a fare un’eccezione per i maiali e le tamerici, che non so immaginare di un colore diverso (anche se, lo so, esistono).

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che poi io volevo solo bere un caffè

Sono da tempo immemore allergica alla Nestlé, ormai ci ho fatto il callo e l’idea di comprare un prodotto di questa marca (come anche di una qualunque marca affiliata, o come si dice) non mi sfiora nemmeno. Mi è capitato in qualche occasione di bere il caffè di George Clooney quando me l’hanno offerto e confesso che l’ho trovato buono, anche se la cosa non ha scalfito la mia convinzione, tant’è che negli ultimi anni la mia famiglia ha stoicamente resistito all’acquisto della macchinetta diabolica con le monodosi multigusto, e del resto la vecchia caffettiera Bialetti funzionava (e funziona) ancora perfettamente.
Poi, un giorno, alla Coop, ecco l’offerta per la macchinetta diabolica con monodosi multigusto di marca Coop in offerta. Il cedimento è stato piuttosto repentino, infatti senza pensarci troppo ci siamo ritrovati con questo attrezzo – piccolo, discreto, funzionale – in cucina, con il suo corredo di capsule in vario assortimento di miscele e sapori.
Le capsule sono carine, colorate, invoglianti. Ogni miscela ha il nome di un pittore – bella idea, vero? Vuoi mettere con quegli insulsi neologismi pseudoevocativi (Volluto, Livanto, Fortissio) del caffè di George? – e però ci son dei problemi: con che criterio hanno accoppiato i colori delle capsule ai pittori? Perché Tiziano è turchese? Tintoretto verde? Giotto rosso? Capisci subito che non sono azzeccati, i colori. Peccato.
Poi uno si fa delle storie in testa, pensa che di sicuro il suo caffè preferito avrà di sicuro il nome di un pittore che gli piace tantissimo, io per esempio volevo Caravaggio – che per inciso è viola, da non credere – e invece alla fine mi bevo quasi sempre Guercino, che non è mai stato il mio pittore preferito e che comunque non può essere d’argento. Fortuna che Raffaello non è malaccio e l’oro alla fine quasi, quasi gli dona.

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Ho negli occhi parole profumate: salvia, lavanda, menta, lillà; e gusti di gelati: vaniglia, nocciola, cioccolato e caffè. Sapori estivi: pesca, albicocca, fragola e ciliegia; e luce di pietre preziose: turchese, ametista, granata, smeraldo.
O anche stranezze inventate da chissà chi: canna di fucile, fumo di Londra, testa di moro.

Poi ce n’è uno che sa di scrocchio e granelli, e dolcezza, e poesia. Carta. da. zucchero.

*solo un colore che mi piace

si fa quel che si può

 

Flora ha un ex buchetto sul braccio destro, in alto, nel posto dove si facevano (si fanno ancora?) le vaccinazioni. Fosse solo per il buchetto: il problema è l’ex. Due volte ex: la prima volta, rattoppato alla buona con un pezzo di cartaccia e chissà quale colla, che ha lasciato un alone di grigiume tutto intorno; la seconda, richiuso con amore e pezzette di carta giapponese. Da me.

La guardo, Flora, la pelle bianchissima ma non bianca, su quel braccio lì: un bianco grigio ma anche leggermente avorio, con l’alone intorno al buchetto che non c’è verso di toglierlo, per via di quel bianco non bianco: prova tu a togliere il grigio dal bianco, proprio nel punto più bianco ma non bianco del braccio. Non si leva: si alleggerisce appena, con una passata di pastello prima bianco poi avorio, poi nero, un po’ dentro un po’ fuori ad alleggerire contrasti.

A me spiace, per Flora, avvolta dal suo velo trasparente: che mi verrebbe da sollevarlo appena, quel velo, a coprire la vaccinazione. Ma non posso.

 

 

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