talentuosa

Tra le cose che uno sa fare bene ce ne sono alcune di importanti e altre di ridicole.
Per esempio io sarei bravina nella pratica in disuso del punto croce, e questa non è un’attività fondamentale, ragione per cui la considero in disuso.
Tra le cose importanti che so fare bene me ne viene in mente, per la verità, solo una; ed è una specialità che non ho mai sentito nessuno che la menzionasse, penso di esser la prima, anche se non posso escludere che di norma non venga menzionata perché molti la considerano un’abilità secondaria, al contrario di me.

Tergiverso perché ho un po’ di pudore nel raccontarla, la mia abilità fondamentale, ché mi immagino che mi si venga a dire che è una scemenza, che son capaci tutti, di far quella cosa là: non è difficile. Non sarà difficile farla, ma farla bene è un altro discorso.

Io, ecco, lo dico: son bravissima a farmi toccare.

Dal mio innamorato: son bravissima; e son fortunata, ché lui ha due mani che sanno fare un sacco di cose, massaggiano i piedi, accarezzano, grattano la schiena e scompigliano i capelli come nessuno al mondo, io credo. Io do il mio contributo con la mia predisposizione all’abbandono, unica nel suo genere.
Dai miei figli: son bravissima. Loro hanno imparato in tenera età l’arte del raggomitolamento operoso, quello stato apparentemente inerte tra l’abbraccio e l’avvinghio che però ha un che di attivo che si rivela con un movimento di piede, di mano, di testa al momento opportuno. Io nel raggomitolamento mi ci trovo particolarmente bene, lo assecondo alla perfezione.
Dagli amici: son bravissima. Io in un abbraccio di amico mi tuffo proprio con entusiasmo, e non è mica da tutti, secondo me, bisogna esserci portati. E bisogna anche saper accorciare le distanze quando sai che l’amico ha della voglia ma anche del timore a toccarti, è qui che si vede la bravura, ché poi son capaci tutti di dire Son capaci tutti.
Invece no: di volta in volta farsi toccare una mano o la spalla o abbracciare in una morsa d’acciaio, si deve capire quando si può e quando non si deve. Pretendere: mai; chiedere: in silenzio; proporre: basta aprire le braccia.
Io, son bravissima.

Poi, non si sa come, è successo che altri ne hanno scritto. Domi, lo Splendido, Mitia, Laura,per il momento

ancora oggi a pensarci mi si strizza il cuore

I bambini iniziano presto a baciare. Mio nipote a dieci mesi sbaciucchia con intenzione quelli che ama, e mi ricordo i miei figli, con quelle labbra bavosette che si avvicinavano alla mia bocca (i bambini non baciano sulla guancia fino a quando non glielo insegnano, secondo me) e ancora non sapevano fare il gesto, ma la bocca aperta era già un bacio, non so se per istinto o per imitazione.

Quindi ti abitui presto, ai baci dei bambini, ché un po’ li baci tu e un po’ ti baciano loro, tutti i giorni, da subito.

Io però oggi pensavo al primo momento in cui ho avuto un moto di felicità che ho sentito esplodere in modo quasi rumoroso nelle orecchie, da quanto forte e improvviso e inatteso. Mi ricordo il pianerottolo appena fuori dalla nostra porta, io in ginocchio che aggiustavo la giacca a Riccardo, lui che si lasciava fare, contento della passeggiata imminente. Avrà avuto io credo un anno e mezzo, sì e no. E lì davanti alla porta, quel giorno, il suo primo abbraccio: non le braccia che si aggrappano ma le braccia che stringono, e la manina che accarezza e batte piano la spalla.
Una cosa che non si può immaginare, la bellezza.

un pensiero limpido che non so se riesco a esprimere

Io avrei cominciato  a metter via parole, a mano a mano che arrivavano, spontanee. Volevo conservarle in una scatolina, un salvadanaio, una borsina di tela, solo che poi mi son scordata di raccoglierle,  a mano a mano che arrivavano, e le ho lasciate ripartire senza rimpianto.
Son rimasta a corto di una lingua che descrive ma ci ho guadagnato di vivere giornate piene e gioiose, che a ricordarle le parole sono di troppo, a doverle raccontare sarebbero comunque poche.

chiara e l’incanto del calicanto

Se è vero che le belle giornate si capisce che son belle già dalla mattina, questa è di sicuro una bella giornata.
Ché quando sono uscita col cane stamattina la prima cosa – che ho sentito – è stata l’aria pulita e fresca, ma non troppo. La seconda cosa – che ho visto – sono stati i primi fiori del calycanthus che qualche vicino ha piantato in un pezzetto di terra di nessuno.
Le guardo sempre, quelle piante sulla terra di nessuno, a penso alle cure che i vicini riservano a questa piccola dépendance di giardino. Quando ho scoperto che avevano piantato il calycanthus ero contenta, ché il calycanthus è una delle poche cose belle dell’inverno, secondo me: oggi che son sbocciati i fiori, a me è spuntata dentro, anche stavolta, la gioia gratis.

cose belle che uno vorrebbe ricordarsi per sempre

Gli infilo il naso tra il collo e il pigiama, è ancora tutto caldo di sonno e fatica ad aprire gli occhi. Ne approfitto, lo respiro. So che non gli darebbe fastidio, ci è abituato, ma finché è ancora addormentato mi faccio meno scrupoli e lo sveglio piano, con l’aria dal naso che gli solletica la pelle. E’ ora di svegliarsi, gli dico, ancora con la testa sul suo petto. Non mi va di alzarmi da lì. A lui non va di muoversi, ormai si è accorto che lo annuso e forse gli piace.

Ha un profumo che riconoscerei tra mille, tra un milione, tra tutti. Mi ricordo una volta. Vorrei metterlo da parte, questo profumo di te, gli ho detto, per sentirlo quando non ci sei. Lui, bimbo di 5 o 6 anni, lo mettiamo in una boccetta, mi ha risposto, basta che lo respiri col naso e poi lo soffi nella bottiglia. Non so perché quella volta non abbiamo provato.

a mani nude

Ci sono certi che a quarant’anni hanno ancora mani da ragazzini. Io, no: le mie sono, da una vita, mani sciupate, mani da vecchia, mani grinzose. Sono al tempo stesso la parte di me che meno mi assomiglia e quella a cui somiglio di più.
Le mie mani sono piccole, come me, e credo che avrebbero potuto essere graziose se la vita e i guai non le avessero trasformate nelle zampette di gallina che sono oggi.
Ci sono stati momenti in cui me ne sono vergognata a morte e le ho nascoste, malate, dentro guanti di filo; protette dagli sguardi con la scusa di proteggerle dal mondo. Ci sono stati giorni – tanti – di tagli e crepe e fuoco e squame e bolle; pelle di serpente e abituarsi a quella pelle fino a credere che fosse la mia.

Oggi guardo le mie mani che non sono belle e però penso che non ho più da vergognarmi, che posso toccare bambini e lavare piatti e stringere altre mani senza sentirmi male, senza sentirmi ripugnante, senza vedermi orribile.
E le mani allora mi paiono perfette, adesso, anche se non lo sono: se la pelle è rugosa, le dita non si abbronzano più e se tradiscono, loro sì, la mia età. Ma non ho più la pelle di serpente e adesso lo so, che non era la mia: e accarezzo i miei figli e lavo le pentole e stringo dita che amo senza piangere e mi sembra bellissimo.

senza titolo, che non serve

Ti accorgi, qualche volta, di come sia facile la gioia.

Stamattina presto camminando con il mio cane ho visto una pianta nel giardino di un vicino. Un alberello con le foglie verdi e lustre che era una bellezza. Mi è venuto il pensiero che son fortunata che certe cose esistono e io le posso vedere.

Let the morning time drop all its petals on me

Oggi non lo so che cosa sia, ma sento che ho il cuore vicino alla gola.
Forse è per il sollievo al caldo dei giorni passati, ma mi capita di leggere e sentire e immaginare voci e sentire che fanno un effetto del tutto nuovo e inatteso, amplificato dalla nuova e inattesa predisposizione all’ascolto. O forse l’aria rinfrescata di oggi non c’entra nulla ed è solo che ho bisogno di uscire un po’ dalla routine egocentrica degli ultimi tempi e mettermi in una posizione defilata e ricettiva.

So con una certezza disarmante che la giornata mi porterà, forse più di una volta, sull’orlo delle lacrime e la cosa invece di dispiacermi mi sembra un miracolo.

http://www.youtube.com/watch?v=DoWF2YalYvI

provare per credere

Avvertenze: Se sei uomo, ti posso abbonare il primo
Se sei anche calvo, parte dell’ultimo
Se non hai figli, il primo e il terzo.
Per il resto non transigo:
La tenda, che tenga l’acqua
Le lettere, di carta
La pizza, come si deve

 

Cose per cui la vita può avere molto senso:

Partorire
Le lettere d’amore
Tuo figlio da piccolo, la prima volta che ti abbraccia
Le persone che ti guardano negli occhi
La bellezza che si rivela nel più buio dei momenti
Parigi con un’amica
Fare l’amore in tenda quando piove
La pizza
Il mare pulito quando fa caldo
La Sicilia in primavera
L’odore della pioggia d’estate
Un bacio sulla bocca con le dita tra i capelli

 

Si accettano consigli per eventuali future sperimentazioni