di baci e altre amenità

Parco Querini ultimamente è diventato una specie di zoo. Oltre alle anatre, oche, nutrie, tartarughe che lo popolano da sempre, da qualche tempo (non so quanto perché io erano anni che non lo frequentavo seriamente) si è riempito di galli, galline, pulcini e soprattutto conigli. Conigli di tutti i colori, misure, lunghezze di orecchie e pelo.

Oggi ne ho visti due, bianchi con le orecchie nere: ho deciso subito che la piccola era femmina e il grande maschio, lei poi aveva proprio l’aria da coniglia, certe cose tra donne le capiamo al volo.
I due se ne stavano vicini sotto un albero, lei si faceva ciucciare le orecchie con l’aria ispirata, ma quando lui le scivolava dietro di soppiatto lei subito faceva due saltelli avanti per allontanarsi. La cosa si è ripetuta più volte: ciucciamento di orecchie, strofinatina, cambio di posizione e fuga di lei. A un certo punto ho avuto la netta sensazione che lui fosse stufo di preliminari e di orecchie ma che dovesse dimostrarle la serietà delle sue intenzioni.
Una o due volte l’approccio amoroso del baldo giovine è stato anche interrotto dall’intervento di un terzo coniglio, un impavido dalle orecchie lunghe, che evidentemente nutriva un interesse nei confronti della piccola ritrosa. Durante i battibecchi tra i due pretendenti lei riprendeva pacifica a brucare l’erba come se il caso non fosse suo.

Non so come sia andata a finire perché ho dovuto allontanarmi. Mi piacerebbe immaginare una storia d’amore a lieto fine anche se, chissà perché, ho il sospetto che sia lo scaltro dalle orecchie lunghe che ci ha guadagnato, alla fine dei giochi.
In ogni caso quello che ho imparato oggi sul comportamento dei conigli è che se uno ti piace un po’ ma non ti vuoi impegnare seriamente, intanto a farti ciucciare le orecchie non ci perdi niente: tanto vale approfittarne.

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la cosa certa è che so sognare

Ieri mia sorella mi ha detto che a casa ha ancora una scatola di fili e roba per il cucito di mia nonna. Non so perché ma non immaginavo che fosse possibile, visto che sono più di trent’anni che mia nonna non c’è più, eppure in una casa sono tante le cose che sopravvivono alle generazioni: le poltrone, le lenzuola, gli specchi, spesso anche cose piccole come la scatola del cucito.

Ho detto a mia sorella che mi piacerebbe vederli, i fili con cui mia nonna passava le sue ore nell’angolo della cucina: sono rocchetti di legno come non ne fanno più e sono curiosa di scoprire di che colori mia nonna si circondava, e nei colori riconoscere i suoi sogni.

Di sicuro per questa ragione la notte scorsa ho sognato che andavo da mia sorella a vedere la scatola dei fili. Lei mi diceva che prima di aprire la scatola dovevo prepararmi perché dentro la scatola c’era anche il profumo della nonna. E infatti io l’aprivo e il profumo di mia nonna era dentro, e io pensavo che era una bellezza, risentirlo dopo trent’anni.

Io il profumo di mia nonna non me lo ricordo bene, ma so che se lo risentissi lo riconoscerei, e che il profumo, nel sogno, era il suo.

la mia nuova droga

Una cosa che ho capito crescendo invecchiando maturando è che la musica, certe rare e preziose volte e per ragioni del tutto imperscrutabili, diventa una specie di dipendenza e come ogni sostanza psicotropa che si rispetti ha effetti che possono essere a seconda del caso euforizzanti, ipnotici, sedativi, antalgici etc.

Ultimamente, non so come, mi è preso un trip e mi rendo conto che è del tutto anomalo per via della tipologia (non è affatto il genere che ascolto di solito) e del target (sono decisamente troppo vecchia), eppure mi ascolto beata la sua musica in macchina e mi sento improvvisamente pervadere da un umore galvanizzato; io che non ho mai ballato in vita mia mi dimeno sul sedile della macchina come una balenottera in amore (nel mio immaginario le balenottere in amore scodinzolano), fino ad avere dei picchi di eccitazione mentre canto a squarciagola – con i finestrini rigorosamente chiusi per mantenere una parvenza di decoro –  la mia canzone preferita.

E basta: voglio leggermi anch’io il libro che dice Matteo perché per me, che non capisco niente di niente di musica, è un mistero come certi pezzi ti colpiscano come un fulmine quando meno te lo aspetti, cambiandoti la giornata, la prospettiva, l’approccio con l’umanità.

E adesso non mi dite niente se la mia nuova droga non vi piace, andate pure a farvi le canne come tutti mentre io inaspettatamente tunz tunz tunz…

un libro un euro

Quando decidi di eliminare un libro dalla tua libreria, un libro che ti hanno regalato e non ti è piaciuto oppure nemmeno hai letto; o un libro che hai letto e magari ti è anche piaciuto ma che non ci sta più in casa tua, ché magari devi traslocare riducendo al minimo la tua roba; o ancora un libro scomodo, che ti ricorda qualcosa e di cui vuoi liberarti: ecco, nel momento in cui lo abbandoni, lo vendi o lo regali a una biblioteca, un mercatino,un negozio di libri usati o un posto qualunque dove un fortunato lettore lo troverà per caso, devi ricordarti che quello che c’è dentro – una dedica, un biglietto, una nota a margine con la tua calligrafia – diventerà di qualcuno che prenderà possesso di un pezzetto della tua vita e farà supposizioni, intreccerà storie, indovinerà significati (o forse no).

Io oggi in un negozio di libri usati ho trovato un tuo libro che conteneva un biglietto. Lo vedi dallo stato della brossura quando un libro non è stato mai nemmeno aperto e di questo so per certo che hai letto a malapena il titolo. Mi è sembrata un’ingiustizia, un delitto, un abbandono: certamente l’eliminazione brutale di un regalo sbagliato. Magari non ti piace affatto leggere e la persona che te l’ha regalato non ti conosce così bene come crede.

Adesso però il libro ce l’ho io e anche il biglietto. E mi sento autorizzata a inventare le storie che voglio su di te e la tua mancanza di tatto, sull’uomo che ha forse sbagliato regalo ma non certamente intenzioni, a cui magari potrei dare un nome che si intoni alla sua scrittura.

Oppure a non inventare nessuna storia su di te e leggermi il tuo libro: un libro adottato non può che dare delle soddisfazioni.

(il libro è questo: Benjamin Tammuz, Requiem per Naaman, Edizioni e/o)

di sollievo

Ho sognato una tempesta in arrivo. Guardavamo dalla finestra con la stessa apprensione con cui l’uomo della pietra scrutava dalla bocca della caverna: senza sapere se sarebbe riuscito a scamparla oppure no.

Poi il cielo virava da antracite quasi nero a perla quasi azzurro e noi si diceva Probabile che scarichi a Venezia, o anche più in là.

E allora ci sentivamo in salvo.

Il n’est rose, sans espine

Mai come quest’anno la fioritura delle rose mi è parsa del tutto priva di pudore.
Ho assistito a esplosioni di supernovae in angoli nascosti di giardino, in passerelle di primedonne in mise da gran sera, a schiamazzi e scoppi di risa, di sussurri e canto .

Mi è sembrato che da ogni cancellata si affacciassero petali e rami; grappoli di rossi e arancio e incarnati di bianchi e rosa.

Discreta grazia gotica, leziosa frivolezza rococò, confusa turbolenza romantica, sontuosa magnificenza barocca.
Castità e lussuria, purezza e sensualità, modestia e sfacciataggine.
Sfumatura eterea, pienezza monocroma, sorpresa iridescente.
C’è posto per qualunque voce in questo concerto di luci che infiammano multicolori l’aria di maggio.

Vien quasi da dimenticare che, a toccarle, pungono

amarcord

Senza un motivo, all’improvviso mi ricordo di quando a Bologna si correva a prendere la coincidenza delle “,44” e capitava che per una botta di culo fortunata congiuntura trovavi il vagone di prima classe declassato e potevi sederti in un posto più comodo e più pulito del solito sentendoti un papa nel più sfigato dei treni diretti.

Penso che queste cose non succedano più, se non altro perché hanno fatto sparire i treni diretti.

persone, per strada/1

Curvo, molto curvo, cammina piano: nella destra un bastone, da sostegno più che da passeggio.
Nella sinistra la mano di un uomo più giovane, che paziente asseconda la lentezza dei passi.

Non è così che immagino la mia vecchiaia – non così curva, almeno – ma chi può mai saperlo…
E invece magari è così che devo sperarla, una mano nella mano a renderla più lieve.

Lo scopo dell’oroscopo

Io non credo nell’oroscopo epperò mi capita di tanto in tanto di leggere il mio su qualche rivista.
Mi capita, non sempre, diciamo una volta al mese suppergiù, di sbirciare quello di Brezsny su Internazionale.
Perché proprio quello non lo so: forse perché mi piacciono i disegni, o perché ha un certo brio che ti mette di buonumore anche se sai che dice delle scemenze che mai e poi mai ti aspetti che si avverino, o anche perché ha questo modo di parlarti a tu per tu che un po’ ti vien da dargli retta: sembra che l’oroscopo l’abbia partorito esclusivamente per te e non per le centinaia di milioni di acquari o capricorni o gemelli del mondo.
Oppure perché, dentro alle previsioni, lui, Brezsny, ci mette dei consigli di saggezza che in genere ci imbrocca, come ci imbrocca la nonna dall’alto della sua esperienza, e quindi del tutto indipendentemente dalla previsione oroscopica in sé e anzi come se lo scopo dell’oroscopo fosse quello di inventare dei pretesti per farti riflettere di volta in volta su un aspetto della tua vita (a rotazione, suppongo).

E quindi io, da brava, rifletto. È da venerdì scorso che mi interrogo su quali faide mi stia spingendo a concludere e alla fine ho deciso che l’unica faida che ho in corso, ma che probabilmente tra 80 milioni di anni sarà ancora in pieno svolgimento, è quella contro il mio brutto carattere.

[(Il mio oroscopo di questa settimana) Sagittario: In Mongolia c’è un famoso ritrovamento fossile di due dinosauri avvinghiati in un combattimento mortale. Fermo per sempre nel tempo, un Velociraptor sta artigliando un Protoceratops, che a sua volta gli sta mordendo un braccio. Ormai sono in quella posizione da circa 80 milioni di anni. Ti sto mettendo sotto il naso questa immagine, Sagittario, per sfidarti e incoraggiarti a rinunciare alle tue vecchie faide. Astrologicamente parlando, è il momento ideale per rinunciare a qualsiasi lotta che non avrà più nessuna importanza tra 80 milioni di anni.]