è una pura coincidenza che Sergio mi abbia detto che mancava il profumo

Mi accorgo di continuo di come le persone lascino da sempre nella mia vita delle scie indelebili. Le ritrovo nei gesti, nei sapori, nelle cose che abbiamo visto o fatto insieme; nello scaturire emotivo del ricordo molto più che nella memoria cosciente, che ho poco sviluppata. Ci sono eventi, banalissimi o eccezionali, che non possono non rievocare persone, in una magia che ritorna al di là della mia volontà o del pensiero conscio.

Quindi per sempre: Heidi, la puzza della palestra e le pizzette tonde del bar, i fiori di mughetto, gli gnocchi di semolino nella teglia rossa e l’odore, mai più sentito, della crema per lavare il viso di mia nonna, i pantaloni con le tasche, dipingere gli infissi, Don’t let it bring you down, la bici bucata e il profumo del dixan, i fiori di vetro, lo yogurt mangiato col cucchiaino, le more, l’autobus numero 16, i diari con i lucchetti e le penne stilo di plastica, i biscotti fatti in casa e le arance, le seggiovie, l’agenda e la penna bic insieme, gli spicchi di luna al tramonto, le stelle cadenti, raccogliere pinoli in campeggio, le rose in giardino, le buste per la posta aerea (leggerissime e con le righe rosse e blu), Always in the back of my mind, le albicocche nei picnic (e potrei andare avanti per sempre con la lista senza esaurirla) resteranno legami della mia memoria con le persone, anche se alcune sono persone che non ci sono più o che comunque non rivedrò mai.

In questi giorni ogni volta che entro dal cancello di mia madre, per esempio, mi viene in mente che anche se un giorno io e Sergio litighiamo, metti che non ci parliamo più per tutta la vita, sono sicura che in questa stagione, e in primavera, arrivando vicino a questa pianta che ci ha fatti incontrare ancora prima di conoscerci, che è sempre stata una delle mie piante preferite e che però prima non associavo a nessuno, è a lui che penserò, sempre.

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mi ricordo/la vergogna

Mi ricordo che all’asilo una mattina, in cortile, ho preso per mano la maestra, poi ho alzato gli occhi e ho visto che non era la mia maestra ma un’altra e mi sono vergognata.

Mi ricordo che alle elementari facevamo le classi aperte e la Lorena, che non era la mia maestra, mi ha sgridato perché ho disegnato un autoritratto con le mani rovesce.

Mi ricordo che alle elementari facevamo le classi aperte e una volta mi son seduta per terra perché non volevo ballare ma poi mi sono vergognata ancora più che col ballo perché i bambini mi hanno visto le mutande.

Mi ricordo che una volta ho avuto paura di aver cambiato faccia, poi invece avevo ancora la mia, addosso.

Mi ricordo che un giorno mia nonna ha raccontato a qualcuno una cosa su di me, eravamo in camera sua e io avrei voluto sprofondare.

Mi ricordo che un altro giorno mia nonna ha raccontato un’altra cosa su di me, eravamo in bagno e sono arrossita.

Mi ricordo che una volta mi sono martellata un dito e ho fatto finta di niente nonostante il dolore perché mi sentivo scema.

Mi ricordo che in mille occasioni ho avuto pudore dei miei pensieri.

Mi ricordo che in qualche occasione ho avuto poco pudore delle mie parole.

 

 

 

avevo un’idea geniale per un post

Ma ci sarà un posto, ci deve essere per forza: un limbo, un cimitero, un deposito, un ufficio idee smarrite. Ci sarà un modo di ritrovarle, rincorrerle, rievocarle, rianimarle, quando sono scappate troppo in fretta da un lobo cerebrale sprovvisto di memoria, in un momento in cui non c’era un foglietto, un cellulare, una penna con cui scriversele sulla mano?