che poi io volevo solo bere un caffè

Sono da tempo immemore allergica alla Nestlé, ormai ci ho fatto il callo e l’idea di comprare un prodotto di questa marca (come anche di una qualunque marca affiliata, o come si dice) non mi sfiora nemmeno. Mi è capitato in qualche occasione di bere il caffè di George Clooney quando me l’hanno offerto e confesso che l’ho trovato buono, anche se la cosa non ha scalfito la mia convinzione, tant’è che negli ultimi anni la mia famiglia ha stoicamente resistito all’acquisto della macchinetta diabolica con le monodosi multigusto, e del resto la vecchia caffettiera Bialetti funzionava (e funziona) ancora perfettamente.
Poi, un giorno, alla Coop, ecco l’offerta per la macchinetta diabolica con monodosi multigusto di marca Coop in offerta. Il cedimento è stato piuttosto repentino, infatti senza pensarci troppo ci siamo ritrovati con questo attrezzo – piccolo, discreto, funzionale – in cucina, con il suo corredo di capsule in vario assortimento di miscele e sapori.
Le capsule sono carine, colorate, invoglianti. Ogni miscela ha il nome di un pittore – bella idea, vero? Vuoi mettere con quegli insulsi neologismi pseudoevocativi (Volluto, Livanto, Fortissio) del caffè di George? – e però ci son dei problemi: con che criterio hanno accoppiato i colori delle capsule ai pittori? Perché Tiziano è turchese? Tintoretto verde? Giotto rosso? Capisci subito che non sono azzeccati, i colori. Peccato.
Poi uno si fa delle storie in testa, pensa che di sicuro il suo caffè preferito avrà di sicuro il nome di un pittore che gli piace tantissimo, io per esempio volevo Caravaggio – che per inciso è viola, da non credere – e invece alla fine mi bevo quasi sempre Guercino, che non è mai stato il mio pittore preferito e che comunque non può essere d’argento. Fortuna che Raffaello non è malaccio e l’oro alla fine quasi, quasi gli dona.

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saturday news

Notizia inquietante: ieri, nell’ora e un quarto in cui ho fatto la spesa alla Coop, Lorenzo mi ha aspettato seduto su una seggiolina davanti alle casse leggendo il primo volume de Il Medioevo, a cura di Umberto Eco. Quel bambino mi fa sentire totalmente incolta.

Notizia confortante: ieri, mentre facevo la fila alla cassa della Coop e mio figlio leggeva beatamente di Carlomagno, ho incontrato una che conosco, che a un certo punto della conversazione mi ha detto: “Con quegli occhi lì chi vuoi che se ne accorga se anche hai le zampe di gallina!”. Che io non lo so se sia proprio vero, ma ho deciso di ricordarmelo per i momenti di sconforto.

Notizia agghiacciante: Riccardo ieri sera aveva una festa in pizzeria con gli amici. Per la prima volta ho pensato che forse sarebbe meglio se gli comprassimo un cellulare. Fine di una certezza granitica: che a 11 anni si potesse benissimo vivere senza.

Notizia e basta: mi sono accorta di avere iniziato quasi contemporaneamente tre libri e di non averne terminato nemmeno uno (Philip Roth: Lamento di Portnoy; Insy Loan: Alla fine di questo libro la mia vita si autodistruggerà; Erri De Luca: Il giorno prima della felicità). Ma adesso li finisco, tutti e tre. Vado.