bambinoterapia

Archiviata, malvolentieri, almeno emotivamente l’esigenza di un terzo figlio, resta la mia fortuna oggettiva, quella di essere zia di bambino sotto i tre anni che ogni tanto c’è necessità di accudire, passeggiare, addormentare. Una cosa che chi non ha figli forse non sa che bellezza sia.
Nella luce di questa mattina in cui nulla avrebbe lasciato pensare che nubi atomiche, missili terra-terra, bombe di dubbia intelligenza potessero scalfire la nostra tranquillità, mi sono goduta la pace del silenzio interrotto da squittii di gioia olofrasica di fronte a un campo di margheritine prima, a una schiera di pecore, asini e capre poi.

Mi son goduta anche un abbraccio di gratitudine e un bacio schietto e ho capito che anche stavolta il mondo non avrà fine.

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incomprensibile onirico

Bisognerebbe avere del coraggio per accettare che dentro le mani ci può stare una cosa, massimo due, per volta. Se hai carezze e musica non ti ci stanno cibo e cucito. Io ho colore e caldi e freddi e non mi ci sta la poesia delle parole. Ma accettare non so accettare e le parole mi sgusciano tra le dita cadendo a terra; pozzanghera se va bene, cacca di cane se va male, che non ci si prova nemmeno a recuperarle. Pensavo che è come un buco, quando non hai le parole, bisogna concentrarsi per superarne il bisogno, qualche volta poi si riesce. Qualche volta invece no e allora si sogna la forma del buco.

Poi mi dite di che colore era, il post.

Carnevali

Per un periodo, da adolescente, gli ultimi di Carnevale sono stati giorni di gioco autentico e travestimento collettivo.
Un anno siamo stati cielo di notte (mia sorella), cielo di giorno (io) e arcobaleno (mia cugina) avvolte in chilometri di tulle multicolore.
Un altro la banda del Mago di Oz al completo (io, l’uomo di latta: conservo ancora l’oliatore, rosso, comprato per l’occasione).
Nell’86, periodo di tormento e solitudine, ricordo una me stessa musona seduta sui gradini della scuola col costume di Carnevale meno riconoscibile della storia (e sotto, sotto compiaciuta di esserlo, irriconoscibile) emula, fresca di concerto, di Jim Kerr (purtroppo mancano le prove fotografiche ma ero bellissima, ancorché tutt’altro che carnascialesca nell’umore).

Prove fotografiche esistono invece per quello che è stato, io credo, l’ultimo vero Carnevale della mia gioventù, una Pippi appena imbronciata e leggermente scosciata ma tutt’altro che maliziosa che posto qui prima che il tempo si mangi quel che resta di una consunta polaroid d’antan.