“È solo un libro”

Il tono è simile a quello di “È solo un film” a un bambino che si è spaventato oppure “È solo un gioco” dopo una fallimentare partita di calcio, cosa peraltro da non dire mai se ti trovi in mezzo a un branco di tifosi e vuoi salva la pelle.

E se fosse che invece non è solo un libro, che quelle ore e quei giorni in cui ti tuffi in un mare altrui, del tutto sconosciuto eppure riconoscibile, fossero una reincarnazione nuova che ti è regalata?

Se l’umanità dentro la scrittura riesce ad essere così viva e palpabile da lasciarti respirare dentro la sua pelle, se la parola si fa pensiero, lo sguardo si fa viaggio, il racconto si fa vita; se puoi diventare madre, fratello, amante, senza esserlo mai stato, e patire, e sorridere, di sofferenze e gioie inaspettate; se arrivi a un punto in cui non sai se abbandonarti o rallentare perché arrivato in fondo sai che ti mancherà quel pezzo di storia che è diventata anche la tua: allora non son sicura che possa essere solo un libro.

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il settimo giorno

Il settimo giorno Dio disse a tutti che andava a riposarsi e invece si dedicò all’isola.

A Dio piaceva molto l’idea che ci fosse un posto che raccogliesse il bello del’acqua e della terra, un luogo dove chiunque potesse allontanare i pensieri scomodi e aprirsi alll’intuizione. Un pezzetto di mondo in cui la distanza fosse lo scopo e l’isolamento un premio.
Ora: Dio era indeciso, Come la faccio ‘sta isola? Piccola, grande, alta o bassa, non lo sapeva neanche lui. Gli piaceva piccola come una briciola sulla tovaglia ma anche enorme come un elefante in una tinozza. E piatta come una frittata di patate ma anche movimentata come un ottovolante.

Allora gli venne l’idea geniale e fece il Madagascar, la Sardegna e Mururoa. Poi tutte le altre di grandezza spropositata e infinitesimale, modellandole con la creta a seconda dell’estro.

Alla fine di tutto prese un’amaca, si scelse la sua isola prediletta (detto tra noi, poco più di uno scoglio) e tra due palme o due pini marittimi o due faggi, lontano da tutti, si fece il riposo più beato dalla creazione in qua.
Senza isola, non avrebbe potuto.

Puzzle

Dieci anni oggi e mi chiedo Ma cosa c’era prima? Come facevo? Di chi mi prendevo cura? Che famiglia eravamo, che ne mancava palesemente un pezzo? Lo sentivamo, di essere incompleti? E lo sapevo già, che senza questo pezzo non sarei mai stata intera nemmeno io?

Non me lo ricordo. Anzi sì.

Lorenzo compie due lustri portati con fierezza. Li compio anch’io.

il genetliaco dell’uomo che visse tre volte

Ci son delle persone
Certe volte fai degli incontri
Pare impossibile che un anno fa
Gli amici speciali li riconosci da

Oggi aggiunge un anno alla sua collezione uno che prima di conoscersi semplicemente non è possibile che non ci si conoscesse. L’amico che se non ci fosse bisognerebbe che qualcuno gentilmente lo inventasse. Uno che si distingue tra la folla per le sue inimitabili, stilosissime scarpe. Lo sciupapanettiere della Marca. L’uomo tutto d’un pizzo© delle Tre Venezie. Il reginetto del Beneteau. La più grande bronsa coerta all’incontrario della storia del mondo.

Tanti auguri, Sergio.

la parmigiana, per esempio, è come il veleno

Non ho mai, proprio mai, capito perché le cose che ci piacciono è quasi inevitabile che ci facciano male. Io per esempio, le solanacee, devo stare attentissima, ché non mi fanno mica troppo bene eppure sono come la droga, le solanacee.
Ci pensavo oggi mentre accarezzavo la mia pianta di pomodoro, che sprigionava un profumo irresistibile, tipo come quando passi davanti a un botteghino della pizza al taglio o tua madre sta cuocendo il sugo che ti guarda dalla pentola come per dire Eccomi, assaggiami; o anche come quando entri in una casa dove hanno appena fatto la marmellata, e non dico come ti senti perché ne ho già parlato.

Tutto questo, mi rendo conto, è difficilissimo da capire se non hai mai accarezzato una pianta di pomodoro. Anch’io, fino a pochi giorni fa, ero del tutto ignara di quel che può scatenare il contatto con un fusto pelosino e delle foglie che brillano.

splendidi compleanni

e pensa che mi ricordo il giorno che ha compiuto diciott’anni: io alla sua festa portavo una gonna arancione e avevo da regalargli solo una buona notizia. Gleil’ho sussurrata all’orecchio in un angolo di giardino e lui mi ha ringraziata con un bacio.
Poi dopo la festa mi ha detto Ti riaccompagno a casa  e invece abbiam preso la moto e ci siamo parcheggiati fino a chissà che ora nel piazzale di fianco a un supermercato perché avevamo delle cose da dirci e poi la gonna arancione era molto pratica perché ci si potevano infilare sotto comodamente le mani, infatti se la ricorda benissimo anche lui.

(Stefano)

Questa cosa che uno vive per essere ricordato, che in fin dei conti l’importante è che si resti intatti e vividi nella memoria di qualcuno: io ci penso ogni 8 giugno da ventiquattro anni, quindi in effetti ha funzionato.
Nella mia memoria lui c’è nonostante non fossimo grandissimi amici e avessimo idee abbastanza opposte su tutto e senz’altro in qualche occasione ci fosse capitato anche di litigare.

E mi domando sempre se lui a questa cosa ci ha pensato, quando ha deciso di ammazzarsi il giorno che compiva 19 anni.

sotto incantesimo

Ieri stavo per addormentarmi sotto un tiglio. Se uno mi conosce anche solo un po’ lo immagina, che effetto può farmi un tiglio, di questa stagione. Non so dove ho trovato la forza di oppormi all’indolenza che cominciava a saturare il mio cervello con ventate di aria umida e ammaliante.

Sai che figura, addormentarsi alla festa della scuola