One

Ci sono volte in cui una persona fa per te delle cose che tu per tanto tempo hai cercato di fare per lei con risultati mediocri.

In questi giorni io quella fatica l’ho avvertita, con gli occhi, con il naso e con la pelle; l’ho raccolta come una coperta con cui avvolgermi tutta. In silenzio: non per sminuirne il peso, ma anzi per darle tutto lo spazio che meritava, dentro.

A me mancano le parole, ma non mi manca l’unica che mi serve davvero. Stasera magari la tiro fuori da una tasca e gliela regalo, al mio amore.

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ci si può astrarre da un bel culo, se serve

Vi assicuro, quella volta non fu per cattiveria: Eva si trovava per caso sotto il melo, e sfido chiunque a resistere a un pomo biologico senza baco (c’era il serpente, questo è vero, ma non si vedeva ancora). La mela voleva mangiarsela lei, ma poi pensò alla noia di trovarsi in compagnia di quel babbeo di Adamo che sarebbe rimasto, lui solo, ignaro delle cose del mondo e quindi un morso lo concesse anche al tapino. Perché Eva già intuiva che gli uomini se non ci fossero bisognerebbe inventarli; ma così come sono: con tutto il bene e con tutto il male.

Gli uomini, ho deciso, sono una fonte continua di stupore. Non ti stancheresti mai di studiarli. Prendo spunto da una delle illuminate esternazioni dello Splendido. Secondo me nessun maschio al mondo sarebbe disposto ad ammettere che sia possibile un vero rapporto di amicizia tra uomo e donna. Forse uno o due che lo pensano, sulla terra, li troviamo: ma sarebbero additati come bizzarre creature se lo estrinsecassero in pubblico e quindi probabilmente possiamo dire che nessun maschio si è mai azzardato ad ammetterlo. Fin qui, niente di strano. Gli uomini riescono a confinare le loro certezze antropologiche in compartimenti stagni e beati loro.

Il problema nasce quando tu con uno di questi maschi costruisci esattamente quello che si potrebbe catalogare come un puro, sano e immacolato rapporto di amicizia. E allora ti viene da chiedergli, a ‘sto maschio, ma voi uomini non dite sempre che non si può essere amici? Che c’è sempre sotto un interesse di altro genere? Che il sesso rimane l’unico vero motore del mondo? E qui che altro genere di interesse c’è? Io la so la risposta.

La risposta è ma io sono l’eccezione che conferma la regola. E loro lo pensano davvero.

Io ai maschi glielo vorrei dire. Che l’amicizia tra persone dello stesso sesso è una bella cosa: ti conforta, ti rassicura ma non ti fa capire il mondo. Che, posto che un amico sia uno con cui potresti tranquillamente dividere il letto senza che succeda niente di irreparabile, non significa che costui sia un essere ripugnante, che non ti piaccia per niente. No. Significa che le cose che ti interessano di lui sono altre, anche se è caruccio, ha un sorriso stupendo e magari anche un bel culo. Non importa. Ci si può astrarre da un bel culo, se serve.

È perfettamente inutile, caro il mio uomo, che tu mi venga a obiettare che invece le tue amiche sono tutte orrende, perché le conosco e lo so che non sono orrende per niente. Non occorre che mi spieghi, perché tu non sei l’eccezione che conferma la regola. So anche di cosa parli, con le tue amiche. So cosa ti confidano e so come ti sfoghi tu, con loro. Lo so perché è questo che fanno, gli amici maschi. Se non ti chiedo con chi hai parlato quando ti sentivi male è perché lo so, che non era un uomo. E hai fatto bene, perché in un amico maschio quel sostegno non l’avresti trovato.

Io, che le tue amiche mi stanno sulle palle, non lo dico. Non lo penso nemmeno. Perché a te le amiche ti hanno sempre fatto bene. Io, amica tua non voglio esserlo. Ché con gli amici potresti benissimo dividere il letto senza che succeda niente di irreparabile, e non mi sembra proprio questo il caso.

Nooo, non è la gelosiaaa!

L’altra sera mio marito rientra tardi da una cena avvolto da una nube tossica che io, per quanto addormentata, non riesco ad ignorare. Infatti, riemergendo a fatica dal mondo dei sogni, con un unico neurone sveglio deduco che un profumo di tale intensità non possa essersi appiccicato a mio marito se non con un contatto ravvicinato con qualcuna. Con lo stesso neurone mi sento formulare a voce alta una domanda brutale ma quanto mai pertinente, e cioè: ”Con chi ti sei strofinato?”

Ora, siccome lui assicura di essersi tenuto a distanza di sicurezza dalle sue amiche, e io ho alcune ottime ragioni per credergli, mi restano alcune riflessioni che rimando al giorno dopo a mente sveglia. Eccole.

Girare con un’arma chimica nella borsetta è considerato terrorismo.Impestare l’aria con effluvi maleodoranti si dice inquinamento.Impestare i mariti altrui con fragranze non richieste secondo me si chiama molestia.

Sono abbastanza sicura che la donzella in questione sia una di quelle persone che, quando devono comprarsi un profumo, hanno l’impudenza di chiederlo dolce e persistente, credendo che significhi sensuale e intrigante. Invece il risultato assomiglia piuttosto a stucchevole e invadente. Gradevole è un’altra cosa, ma parto dal presupposto che costei adori l’essenza in questione.

Se le boccette di profumo hanno una capacità limitata eppure costano un occhio della testa una ragione c’è. E’ che il profumo va usato con parsimonia, non va messo sempre e soprattutto, per carità, mai più di una volta nello stesso giorno.

Invadere col tuo odore, per quanto piacevole, una stanza intera è, né più né meno, come se ti mettessi a urlare mentre le persone conversano a bassa voce.

Se devi sedurre qualcuno, tramortirlo mi pare una mossa poco saggia. Soprattutto, se devi sedurre qualcuno, il tuo profumo dev’essere talmente discreto da indurre costui ad avvicinarsi per poterlo cogliere direttamente dalla tua pelle e non così chiassoso da spandersi per i sette metri circostanti e costringere il tapino a starti alla larga.

Quindi mi rivolgo a te, cara amica dalla vaporizzazione inconsulta: la prossima volta la boccettina lasciala a casa, una spruzzatina al mattino e poi basta. E in ogni caso, fammi il piacere, stai lontana dal mio uomo.