incauta

Sono stata incauta. La devo smettere di parlare dei fatti miei sull’internet perché poi capitano delle cose spiacevoli.
Lo dicono tutti: non raccontare mai quando sei a casa da sola perché potrebbero arrivare dei malintenzionati. Non rivelare particolari su dove vivi, sui tuoi figli, sui tuoi orari. Il web è una tela di ragno velenosissimo, se non stai attento.

Qualche settimana fa ho scritto che dovevo tenere i miei uomini lontani dal tagliaerba per evitare che mi rasassero le piantine nuove e credo che loro l’abbiano letto perché infatti sono stati molto distanti.

Oggi il più anziano ha detto:”Bisognerebbe proprio tagliare l’erba: è altissima” allora ho chiesto al piccolo (ma aitante):”Ti va di aiutarmi a tagliare l’erba?” Lui ha alzato un sopracciglio e il lato sinistro del labbro in una smorfia poco promettente.
(Il medio, va da sé, non si è accorto di nulla: studiava)

E insomma, visto l’entusiasmo ho tagliato l’erba da sola.

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chi semina raccoglie, forse

Da quando è scoppiata la primavera ho riscoperto il piacere di occuparmi del mio giardino. Devo ammettere che non ho il pollice verde e non sono una brava giardiniera anche e soprattutto per ragioni di pigrizia congenita, eppure questa stagione mi sta ispirando grandi cose e, nel mio piccolo, mi son data da fare.

Ho seminato piante tintorie in tutti gli angoli: la robbia e il guado di qua, vicino alla salvia e al rosmarino, il cosmos in pieno sole, il poligono del tintore davanti alla cucina. Ho preventivamente zappettato  la terra e tolto le erbacce, i primi giorni ho innaffiato nelle ore meno calde; ho salutato il temporale di due giorni fa come una benedizione; ogni mattina faccio il giro per vedere come stanno i primi germogli, che cominciano a intravedersi qua e là; controllo che la terra non si asciughi troppo (ma no, non fa ancora così caldo).

Per il timore che qualcuno mi rovinasse la coltivazione, l’altro giorno ho anche provveduto personalmente a rasare il praticello (oddio, praticello: sembrava più che altro una giungla in divenire), evitando le zone da proteggere con tutta la delicatezza del caso. Visto che c’ero, ho anche estirpato qualche erba indesiderata. Ho tagliato rami, ho sfoltito cespugli, e adesso mi sento, finalmente – più che la padrona – la madre del mio piccolo giardino. Questa cosa di seminare cose e di pazientare finché non è tempo di veder spuntare le prime foglioline mi sembra la cosa migliore che ho fatto in questi mesi.

Non ho idea se i miei semi mi regaleranno delle piantine come si deve ma è assolutamente certo che io ce la sto mettendo tutta. Devo solo tenere il tagliaerba lontano dai miei uomini.

chiara e l’incanto del calicanto

Se è vero che le belle giornate si capisce che son belle già dalla mattina, questa è di sicuro una bella giornata.
Ché quando sono uscita col cane stamattina la prima cosa – che ho sentito – è stata l’aria pulita e fresca, ma non troppo. La seconda cosa – che ho visto – sono stati i primi fiori del calycanthus che qualche vicino ha piantato in un pezzetto di terra di nessuno.
Le guardo sempre, quelle piante sulla terra di nessuno, a penso alle cure che i vicini riservano a questa piccola dépendance di giardino. Quando ho scoperto che avevano piantato il calycanthus ero contenta, ché il calycanthus è una delle poche cose belle dell’inverno, secondo me: oggi che son sbocciati i fiori, a me è spuntata dentro, anche stavolta, la gioia gratis.

senza titolo, che non serve

Ti accorgi, qualche volta, di come sia facile la gioia.

Stamattina presto camminando con il mio cane ho visto una pianta nel giardino di un vicino. Un alberello con le foglie verdi e lustre che era una bellezza. Mi è venuto il pensiero che son fortunata che certe cose esistono e io le posso vedere.

L’importanza dello studio della letteratura inglese del novecento per la comunicazione della coppia moderna

(un post molto, molto intellettuale)

Lei, ammiccante: “Facciamo che tu eri l’amante e io Lady Chatterley”

(segue un lungo sguardo dietro cui si celano rimembranze scolastiche e torbide fantasie adolescenziali)

Lui, eccitato: “Tiro fuori il tagliaerba”