di sollievo

Ho sognato una tempesta in arrivo. Guardavamo dalla finestra con la stessa apprensione con cui l’uomo della pietra scrutava dalla bocca della caverna: senza sapere se sarebbe riuscito a scamparla oppure no.

Poi il cielo virava da antracite quasi nero a perla quasi azzurro e noi si diceva Probabile che scarichi a Venezia, o anche più in là.

E allora ci sentivamo in salvo.

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dev’esser stato che ho dormito alcuni lustri tipo la Bella Addormentata

Da quando mio figlio ha la morosa mi sono accorta che me lo abbraccio di continuo.
Lui, d’altro canto, si lascia fare. Spesso se le viene a cercare, le carezze. Mi bacia. Ci stringiamo.

Qualche volta gli sento addosso un profumo che non è il suo e invece di essere gelosa mi fa tenerezza, perché quelle volte è sempre lui che viene in cerca di un contatto e mi sembra strano che corra da me  a stofinarsi come un gattino un minuto dopo che ha finito di sbaciucchiarsi con la morosa.

Oggi mentre me lo stropicciavo tutto pensavo che quel corpo solido fatto di muscoli compatti, le spalle larghe, le braccia scolpite, le mani così più grandi delle mie: fino all’altro giorno era neonato.

Cos’è successo nel frattempo? (No non me lo dite, grazie)

Il n’est rose, sans espine

Mai come quest’anno la fioritura delle rose mi è parsa del tutto priva di pudore.
Ho assistito a esplosioni di supernovae in angoli nascosti di giardino, in passerelle di primedonne in mise da gran sera, a schiamazzi e scoppi di risa, di sussurri e canto .

Mi è sembrato che da ogni cancellata si affacciassero petali e rami; grappoli di rossi e arancio e incarnati di bianchi e rosa.

Discreta grazia gotica, leziosa frivolezza rococò, confusa turbolenza romantica, sontuosa magnificenza barocca.
Castità e lussuria, purezza e sensualità, modestia e sfacciataggine.
Sfumatura eterea, pienezza monocroma, sorpresa iridescente.
C’è posto per qualunque voce in questo concerto di luci che infiammano multicolori l’aria di maggio.

Vien quasi da dimenticare che, a toccarle, pungono

risvegli

Lo Splendido la mattina del sabato mi sveglia con la colazione a letto. Sempre. Appoggia sulle coperte il vassoio con le tazze e il piattino con due brioches e aspetta che io, ridestata dal profumo del caffè, dia un segno di vita. È decisamente la sveglia che preferisco.

Oggi però quando è arrivato con la colazione ero già vigile da un po’: da quando, in piedi presto per portare i ragazzi a scuola, lo Splendido ha aperto le finestre per far girare l’aria, segno che la mattina si preannunciava calda e afosa.
Stavo dormendo fondo ma mi si è acceso almeno un emisfero cerebrale quando nel bel mezzo di un sogno ho pensato sorridendo: “È fiorito il rincospermum”

persone, per strada/2

Sui tre anni, cammina aggrappandosi al passeggino del fratello minore, e appoggia a terra solo le punte dei piedi, opponendo resistenza alla marcia con il resto del corpo, per puntiglio.
Nella madre riconosco lo sforzo caparbio di spingere e tirare insieme senza dare a vedere la difficoltà, la tensione delle braccia e della schiena e la fatica di mantenere la direzione del passeggino, deviato dal peso ondeggiante del bambino al rimorchio.

Non ho nostalgia di quelle sudate lì.

l’umanità si divide/4

L’umanità si divide in quelli che se non fanno attività fisica stanno male e quelli che se non fanno attività fisica stanno benissimo uguale.

Nessuno nega che lo sport faccia bene a tutti, anche ai pigri cronici: infatti quando ti sforzi e superi la tua naturale indolenza per andare a sudare in palestra o in piscina (no, in piscina non si suda) o su un campo da tennis poi ne esci rinfrancato nel corpo e nello spirito.
Però il lavativo di natura, diciamocelo, sta come un papa anche da fermo, e deve trovare la ragione di cotanto sforzo in uno stimolo esterno.

Io, che ovviamente sono una scioperata della peggiore specie, lungi dal provare piacere nella fatica fine a se stessa, mi costringo da quattro anni a frequentare con assiduità un corso di pilates unicamente per sentirmi dire da mio marito:”Hai un culo magnifico” (*)

Quelli che si regalano sfacchinate in bicicletta sui colli ogni domenica o chilometri di corsa sotto la pioggia solo per sentire i muscoli in attività li stimo, ma non li capirò mai.

(*) il che è comunque un’iperbole dettata dal sentimento, è piuttosto evidente…