le cose che so fare. Esercizio di stile copiato dalla Mich

So fare male tantissime cose e poche altre perfettamente.
So fare lo strudel: ho imparato da poco ma mi viene da dio e non perdo occasione per esercitarmi perché lo strudel non fa troppo male alla dieta e fa benissimo all’anima.
So cucire i libri: su corde, su fettuccia, su nervi in pelle allumata e su linguette fesse. Anche su altre cose, volendo: un giorno vorrei provare coi fili del bucato.
So pensare: passo molto tempo da sola e la solitudine, per il pensiero, aiuta. Raccontare il pensiero, a voce quasi mai; a scriverlo mi viene più facile anche se non sempre bene come vorrei.
Ho un’abilità particolare nel perdere il mio tempo senza annoiarmi mai.
So toccare. Me l’ha detto Zu e io sono d’accordo anche se lui si riferiva agli oggetti, io agli umani. Mio marito però è (molto) più bravo di me.
Ho un’abilità del tutto involontaria che porta le persone a raccontarmi le cose senza che io formuli alcuna domanda, e questa è una cosa che non mi dispiace perché non so fare la ficcanaso ma mi piacciono le confidenze.
Sono brava a mettere insieme nella mia testa sapori differenti ma non ho la costanza di applicarmici abbastanza da farne un’arte. Può capitare comunque che ne escano accostamenti gradevoli.
Sono capace di ricordarmi il profumo di certe persone (poche) e di riconoscere quello di molte altre. È una dote quasi inutile ma ci sono affezionata.
So farmi molto piccola, ancora più di quel che sono, ma non ho mai imparato a rendermi del tutto invisibile, cosa che invece ho spesso desiderato.
Credo di saper mettere la gente a proprio agio a casa mia e anche se questo non è del tutto merito mio lo scrivo lo stesso, perché non esserne capace è sempre stata una delle mie più grandi paure.

(L’esercizio originario qui)

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dilemmi

Mi ritrovo intenta in una riflessione che per qualche motivo mi sfiora da giorni. Sul fatto che qualche volta devi scegliere se dire di sì o di no, e puoi scegliere se dire di sì se non vedi ragione di dire di no, o di dire di no se non hai un buon motivo per dire di sì. Credo che con questo sistema si possano individuare due correnti di pensiero abbastanza distinte.

Torno a pensarci, va’. Voi intanto schieratevi.

mi sa che non viene più nessuno

Gli ospiti sono una bella cosa perché quando hai gente per casa ti senti sempre come fosse vacanza: le giornate prendono quell’andatura lenta che dilata il tempo e anche un po’ gli spazi: strano, visto che in realtà gli spazi, con gli ospiti, si riducono. Ma l’impressione è che i luoghi cambino aspetto e funzione. Scopri che dove si dorme in due si può quasi sempre dormire anche in quattro e che al tavolo di cucina, stringendosi, ci stanno due famiglie intere.

Gli ospiti, però, bisogna saperli scegliere: è indispensabile che ben si adattino alla tua casa, al tuo concetto di ordine, alla flessibilità dei tuoi orari. E tu per disposizione d’animo, senza forzature, è bene che ti adagi sulle loro aspettative, i loro desideri, i loro ritmi. È fondamentalmente questione di fortuna, trovare gli ospiti giusti.

Ultimamente noi abbiamo parecchia fortuna.

Stefano e la Mich quando arrivano fanno finta di non vedere le ragnatele, si incaricano della spesa e sopportano in silenzio il caffè nordestino che gli si propina. Noi, in cambio, si evita di proporre attività ludicoricreative che contemplino l’uso delle gambe come mezzo di locomozione, ci si informa con sincera partecipazione delle attività del Toro e si abbraccia volentieri la filosofia della frutta come rimedio ai mali del mondo.
La Laura, discreta, silenziosa, i primi tempi prendeva possesso degli spazi a lei destinati in punta di piedi. Dopo aver visto lo Splendido nudo non è più la stessa: pare abbia perfino un nuovo taglio di capelli e intraprenda iniziative che sbalordiscono chi la conosceva timida e riservata. Si autoinvita senza pudore: cose da non credere.
La Lia sfida la morte pur di passare un paio di giorni tra i nostri gatti (due o tre non è al momento ancora dato sapere), Van si sveglia all’alba per non perdersi un minuto della preziosa giornata di fancazzismo che lo aspetta.

Noi dal canto nostro in genere non ci sogniamo nemmeno di predisporre un programma per il week end, consci che la rilassatezza è agli occhi del mondo la nostra imprescindibile caratteristica. Il giro turistico di volta in volta prevede al massimo un giretto alla Coop e quattro passi con il cane, volendo, se capita.

Mi sta solo venendo il dubbio che in realtà siamo tutti una manica di noiosi sfaccendati. Dalla prossima volta: sveglia con uno squillo di tromba, adunata per la colazione, saluto alla bandiera e tutti al parco a correre. Pronti?

contenti

Che strano: l’una e mezza di notte, per alcuni è appena iniziata la serata e invece per me è già notte, dopo una giornata da schiantarsi dalla fatica un po’ per le attività un po’ per il caldo, insopportabile. E rendersi conto che in questa giornata l’esercizio della disciplina è andato in una direzione tutta sua: non quella che intendevo io, un’altra. E che però va bene lo stesso.
Allora alla fine di una giornata così, che poi tecnicamente, diciamolo, sarebbe piuttosto l’inizio di un’altra giornata, visto che è l’una e mezza, vale la pena di fare un ultimo piccolo sforzo, e prima di andare a letto dirselo: che va bene lo stesso; si può dormire contenti.