la maledizione del panettone senza burro

Ci son cose che a volte non ne vogliono sapere di riuscire bene.

In genere succede con quelle a cui terresti di più: un cliente affezionato che non vuoi deludere, un’amica a cui vorresti fare un piacere, un’impresa che ti appassiona e che desideri sia un successo.

La mia impresa impossibile di questo mese è il panettone senza burro. Non che sia una cosa particolarmente difficile: non è la prima volta che ci provo e di solito la cosa mi riesce discretamente. Stavolta, per qualche ragione misteriosa, il panettone si rifiuta di collaborare.

La prima volta che l’ho impastato mi è venuto benone. La miscela di mia invenzione, olio d’oliva e burro di cacao, aveva l’esatta consistenza del burro. Arrendevole e morbida, si è incorporata all’impasto senza storie. La palla si è lasciata pirlare senza discussioni, è lievitata nel suo pirottino con diligenza e si è fatta scarpare dignitosamente.

Peccato che qualcosa dev’essere andato storto perché poi un inghippo in cottura mi ha restituito un panettone buono ma leggermente crudo. Non da buttare ma nemmeno da sfoggiare con orgoglio.

Riproviamoci.

La seconda volta era già chiaro che il destino remava contro di noi. Avevo finito il burro di cacao e ho iniziato il primo impasto con l’olio. “Comprerò il burro cacao domani” mi son detta.

Certo, certo.

Il lunedì mattina i negozi che vendono il burro cacao sono chiusi. Ma perché, ma come fanno?, ma non lo sapete che il lunedì mattina la richiesta di burro cacao nel mondo aumenta del 1000%? Ma questo è uno scandalo, un complotto, tutto congiura contro di noi! Fatto sta che decido che questo panettone dovrà contenere l’olio di cocco (che occhieggia fiducioso dalla mia dispensa) al posto del ben più collaudato burro di cacao. Occhei. A mali estremi, estremi rimedi.

Cominciamo a impastare. Ah no è ora di pranzo. Allora cominciamo a impastare ma poi mettiamo l’impasto fuori dalla finestra, a darsi una rinfrescatina. Una rinfrescatina all’impasto, forse non lo sapete, non fa mai male.

Quando lo riprendo va tutto bene fino all’inserimento dell’olio, poi la débacle. Perde la corda, la riprende, la riperde, sembra troppo caldo ma non lo è, lo raffreddo lo stesso, il gancio lo rovina, cambio il gancio. Dopo una serie di tentativi a casaccio mi stufo e lo sbatto fuori dalla finestra a farsi un ennesimo riposino in attesa che i miei nervi si calmino e intanto mi metto a scrivere.

Adesso è lì.

Cosa faccio con te, o panettone? Non vorrai costringermi a buttare (si fa per dire, un panettone non riuscito nella peggiore delle ipotesi diventa una torta) 17 uova biologiche e sette etti di farina speciale? Ti rendi conto che rischi di deludere Elisabetta che ti aspetta come un pargolo aspetta Babbo Natale? E soprattutto, vuoi o no avere pietà di me che stanotte all’una ti coccolavo come un bambinello appena nato? Ti prego, o panettone, dammi una possibilità e torna in te. Dai dai dai!

(Vado. Incrociate tutto)

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