mai dire mai (segreti per una felice vita coniugale)

La relazione di coppia dopo tanti anni, è evidente, va stimolata. Non è sufficiente crogiolarsi nella routine della seppur serena vita coniugale: ci vogliono attenzioni particolari, piccoli gesti che facciano capire al nostro partner che teniamo veramente a lui, che il suo benessere ci interessa, che vogliamo aiutarlo a superare lo stress e le frustrazioni del tran tran quotidiano, che siamo in grado di sforzarci per il suo bene, nonostante i momenti di pigrizia, e venirgli incontro in quelle che per lui sono delle inequivocabili necessità fisiche e psicologiche.

Non siamo aridi! Guardiamolo teneramente negli occhi, cerchiamo di metterci nei suoi panni e capire cosa desidera davvero da noi! È davvero così impossibile concedergli quello che ci chiede o possiamo prendere in considerazione i suoi bisogni più profondi e dimostrare per una volta la nostra buona volontà? Lo so, amici, non è sempre facile: qualche volta ciò implica che dobbiamo forzare delle resistenze, accettare di superare dei limiti che forse ci siamo autoimposti. Io ho avuto questa consapevolezza e ci ho provato. Pensavo che sarebbe stato troppo per me, che non ce l’avrei mai fatta, non era nella mia natura; e invece ho scoperto che, per amore, potevo farlo.

Devo dire che ne valeva davvero la pena: la mia vita di coppia va molto meglio da quando ho capito che a casa nostra non deve mai mancare una copiosa scorta di carta igienica.

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sacrifici materni

Ero lì e giuro, non volevo. Però mio figlio, poveretto, era in camera che soffriva con la matematica e ho io avuto un afflato di amore materno e gli ho detto: “Amore lo vuoi un pancake per merenda, magari con la crema cioccolatosa sopra?” E lui, con l’aria di uno che intravede un barlume di speranza, proprio: “Magari!” ha detto.
Quindi ho preso uova latte farina eccetera e ho fatto questi pancake un po’ a caso com’è il mio solito, visto che non ho la ricetta. Nella mia testa galleggiava ancora l’afflato d’amore materno per cui dal mio impasto casuale è uscita una pila di pancake che sarebbe bastata (ma anche avanzata) per i miei figli: il matematico senza speranza e l’altro, che per convenzione chiameremo lo storico in erba.

Infatti lo storico in erba non si è fatto pregare due volte ha salutato la merenda improvvisata con aria entusiasta, dopo aver fatto una rampa di scale a tempo di record.

È bello per una madre vedere i propri figli riconoscenti ma è fantastico condividere i momenti di armonia familiare, non si devono deludere i pargoli che si aspettano complicità e vicinanza:  è solo per quello, lo giuro, che ho accettato di mangiare due pancake.

La crema al cioccolato ci stava benissimo.

facciamocene una ragione

Viene un momento per tutte le coppie, anche quelle solide, affiatate e inossidabili, in cui bisogna fare i conti con il cambiamento.

Te ne accorgi perché c’è sempre la tenerezza di un tempo, magari non manca nemmeno l’intesa erotica, però piano piano si scava una distanza, e ripensi a quando stretti un abbraccio ci si guardava negli occhi con desiderio.
Questo, ahimé, non succede più.
Del resto anche le relazioni amorose devono adeguarsi ai nostri mutamenti e sarebbe assurdo pretendere che dopo decenni quello sguardo fosse ancora come il primo giorno.

Può essere che per uno dei partner questo momento arrivi prima, e l’altro – deluso, spaventato, incredulo – domandi spiegazioni.

“Hai un’altra? Non mi ami più? Cos’è cambiato tra di noi?”
“È la presbiopia, amore.”

a margine di una specie di anniversario

Oggi pensavo a quando ti innamori da giovane di cose che poi, con gli anni, diventano poco importanti o comunque non fondamentali, tipo come gli cadono bene i jeans sul sedere.
Tendi a non considerare minimamente (forse perché la lungimiranza non è prerogativa dell’adolescente) aspetti che invece, con gli anni, diventano imprescindibili, tipo certe identità di vedute su questioni sostanziali dell’esistenza.

E insomma: sento fortemente di aver avuto un gran culo.

ultimamente non temo rialzi di glicemia

C’è un che di incantevole, incantatore, incantato, nelle persone innamorate. Staresti a guardarle tutto il tempo, mentre ti raccontano la loro storia coi gesti più che con le parole. Senza volere osservi mani che ridono, occhi che sfiorano, baci ricordati, abbracci in attesa.

Le persone innamorate ti contagiano di desiderio e allegria e voglia di fare l’amore praticamente subito. Chissà perché.

In ogni caso conviene frequentarle spesso, le persone innamorate e la loro spudorata nostalgia del presente. Io ve lo consiglio.

cose di mia nonna

Quando ero piccola passavo un sacco di tempo da mia nonna. Una cosa che mi ricordo è che quando mia nonna finiva il latte metteva un pezzetto di burro nel caffè. “È uguale” diceva. Invece non era uguale per niente: nel caffè caldo il burro faceva quei bolli galleggianti orribili come succede con il brodo quando non lo sgrassi per bene e io pensavo che per nessuna ragione al mondo avrei bevuto il caffè con i bolli di burro.
Lo penso anche oggi, ogni volta che mi viene in mente, quando finisco il latte.

e pensare che non abbiamo nemmeno la comunione dei beni

Non ho mai fatto mistero della mia convinzione che il matrimonio abbia ragione d’essere, anche se oggigiorno non va più molto di moda promettere cose che non si sa se saremo in grado di mantenere.
Posso anche capirlo.
Però credo che le promesse valgano comunque come intenzioni, anche quando (capita) vengono a crollare sotto il peso delle nostre debolezze, o semplicemente dell’impietoso intervento del tempo, che cambia gli aspetti del nostro panorama sentimentale anche contro il nostro volere.

Penso di essere come quei cani (anche il mio è così) che senza collare si sentono cani di nessuno: io il vincolo matrimoniale, che molti considerano un inghippo burocratico del tutto superfluo, e anzi deleterio nel momento in cui si abbia bisogno di scioglierlo, lo sento come un segno tangibile e confortante di appartenenza. La fede al dito mi fa lo stesso effetto del collare per il mio cane, significa sono tuo, dentro al collare c’è un numero di telefono, dentro la fede c’è un nome.

Stavo pensando a questo stamattina mentre rifacevo il letto, perché secondo me il luogo in cui si compie la definitiva perdita di completa individualità (so che questo vi fa paura ma a me no) è proprio quello: quando, il giorno in cui cambi le lenzuola e la sera ti metti a letto, aspetti quella mezz’oretta che impiega l’odore di due persone a fondersi in un odore solo e a sostituire il profumo delle lenzuola appena lavate, che è un profumo gradevole ma asettico.
Ecco, io il matrimonio lo vedo come il profumo dentro al letto: non è il mio, non è il suo, ma il nostro.

in cui facciamo tutti gli auguri a mia madre che compie gli anni

Dice mia madre che non si capacita di essere arrivata a settant’anni, lei che se ne sente a malapena trentadue.

In effetti mi sono spesso chiesta dove trovi  tutta l’energia che mette nelle cose, al contrario di me, che fatico spesso a trovare la forza: ho sempre pensato di esser nata mollusca.
Finalmente ho capito che è anche questione di anzianità. Io che mi son fermata come età mentale ed emotiva ai miei quaranta: non tecnicamente ma spiritualmente ho otto anni più di lei.  E li sento tutti.

cose che a raccontarle non rendono ma secondo me ci si può commuovere

In genere non li guardo, oppure li spio con la coda dell’occhio mentre faccio dell’altro. Non mi piace che si sentano osservati: è bella la naturalezza con cui lo fanno e non mi va di disturbarli nemmeno con lo sguardo. Però so che sono belli da fotografare per poi riguardare la foto nei giorni bui.

Non li guardo però, ovviamente, li ascolto. Sarebbe impossibile non sentirli, del resto, a tre metri da me, o al massimo nella stanza adiacente. Non so mai chi comincia ma quando me ne accorgo sono lì tutti e due, a quattro mani col piano oppure al piano e violoncello, a giocare con la musica. Li invidio, ovvio: io non lo so fare.

Sbagliano, riprovano, si aspettano, si rincorrono, ridono, risbagliano, cambiano pezzo quando uno non viene. Passano da un genere e da un secolo all’altro e io rido dei loro punti d’incontro che a volte son buffi, a volte incomprensibili per me che parlo un’altra lingua.

Mi viene da pensare che non può essere un’adolescenza terribile se lasci che tuo padre sieda al piano con te e fai passare i pomeriggi come fossero minuti; nemmeno se magari il giorno dopo piangi e sbatti le porte convinto che non ti si capisca.

È un bell’essere figlio, è un bellissimo essere padre.

chi ha orecchie per intendere intende

L’angolo dell’occhio, il sopracciglio, l’interno del gomito e del ginocchio, la piega tra il gluteo e la gamba, le conchette a destra e a sinistra del tendine d’Achille, l’incavo della gola, il retro dell’orecchio, l’ombelico, la base della nuca, l’ascella, lo spazio in mezzo alle dita della mano, la fossetta della clavicola.

Eccetera.