poi dicono l’adolescenza

Sto lavorando quando viene a dirmi: “Io esco, torno a qualche ora nel pomeriggio”. Gli rispondo: “OK” quasi senza guardarlo, mentre sto infilando un ago, concentrata.

“Allora ciao” mi fa, e mi appoggia le labbra sulla fronte in un bacio piccolo, di quelli che danno le madri ai figli come a benedire sogni, o pensieri. O i figli alle madri per regalo, in giornate qualunque che diventano improvvisamente speciali.

 

la seconda cosa bella

Stamattina, il posto dove in assoluto avrei voluto svegliarmi era una tenda, sotto una pineta, vicino al mare. Mi sarebbe piaciuto sentire per prima cosa il profumo balsamico degli aghi di pino, poi quello salato e ventoso dell’acqua mischiato al rosmarino.
Sarebbe stato bello fare colazione col freschino della mattina, all’ombra, sotto gli alberi.

Il secondo posto dove avrei voluto svegliarmi era casa mia, anche se a casa mia tutti quei profumi non ci sono, e infatti ho aperto gli occhi nel mio letto, e fuori c’era comunque un odore pulito di verde umido e di notte appena passata, un odore che poi viene il sole a cancellare.
È stato bello fare colazione col freschino della mattina, all’ombra, in giardino.

Qualche volta per essere felici bisogna sapersi accontentare.

chi semina raccoglie, forse

Da quando è scoppiata la primavera ho riscoperto il piacere di occuparmi del mio giardino. Devo ammettere che non ho il pollice verde e non sono una brava giardiniera anche e soprattutto per ragioni di pigrizia congenita, eppure questa stagione mi sta ispirando grandi cose e, nel mio piccolo, mi son data da fare.

Ho seminato piante tintorie in tutti gli angoli: la robbia e il guado di qua, vicino alla salvia e al rosmarino, il cosmos in pieno sole, il poligono del tintore davanti alla cucina. Ho preventivamente zappettato  la terra e tolto le erbacce, i primi giorni ho innaffiato nelle ore meno calde; ho salutato il temporale di due giorni fa come una benedizione; ogni mattina faccio il giro per vedere come stanno i primi germogli, che cominciano a intravedersi qua e là; controllo che la terra non si asciughi troppo (ma no, non fa ancora così caldo).

Per il timore che qualcuno mi rovinasse la coltivazione, l’altro giorno ho anche provveduto personalmente a rasare il praticello (oddio, praticello: sembrava più che altro una giungla in divenire), evitando le zone da proteggere con tutta la delicatezza del caso. Visto che c’ero, ho anche estirpato qualche erba indesiderata. Ho tagliato rami, ho sfoltito cespugli, e adesso mi sento, finalmente – più che la padrona – la madre del mio piccolo giardino. Questa cosa di seminare cose e di pazientare finché non è tempo di veder spuntare le prime foglioline mi sembra la cosa migliore che ho fatto in questi mesi.

Non ho idea se i miei semi mi regaleranno delle piantine come si deve ma è assolutamente certo che io ce la sto mettendo tutta. Devo solo tenere il tagliaerba lontano dai miei uomini.

cose di mia nonna 2

Il pomeriggio la nonna ci faceva il tè con i grissini, io il tè con i grissini la considero proprio una delle invenzioni di mia nonna perché tutti gli altri con il tè prendevano i biscotti. Invece i grissini erano perfetti, spezzettati con arte a segmenti tutti uguali nella tazza, e mangiati in fretta prima che il liquido li facesse diventare molli. I grissini molli sono una sciagura per qualunque bambino, mentre i grissini croccanti sono patrimonio dell’umanità, e mia nonna, che se ne intendeva, i grissini li proponeva anche come accompagnamento al suo meraviglioso passato di verdura, tiepido, d’estate.

Io i grissini li compro raramente ma quasi quasi adesso ne impasto un mezzo chilo, per il tè di domani.

i minuti prima delle 8

Esiste un tempo sospeso tra la notte e il giorno pieno, che per me corrisponde ai minuti che intercorrono tra l’uscita di casa dei miei familiari e il momento in cui sento che devo cominciare a fare qualcosa di utile per il mondo (nella fattispecie, lavorare o pulire la cucina). Questo è un tempo regalato, perché completamente scevro di sensi di colpa: serve per ripensare ai sogni, prefigurarsi la giornata, indovinare il tempo che farà quando il sole sarà alto.

I giorni in cui mancano i minuti prima delle 8 – perché devo affrettarmi, andare dal dentista, concentrare le attività della giornata, cominciare a cucinare presto – è come se fossero spogli di una vera intenzione, divorati dallo scorrere del tempo prima che io abbia potuto rubarne uno spicchio.

Oggi i minuti prima delle 8 li ho passati qui: sarà una giornata fruttuosa.

una fetta di prosciutto in campo beige

 (per Batchiara)

Il più grande dramma dell’uomo moderno – ma forse più semplicemente dell’uomo tout court – sta nella sua incapacità di percepire la bellezza anche, e soprattutto, dove apparentemente bellezza non c’è.

Non che sia un problema di facile soluzione: sarebbe utile un allenamento – o una strategia, un pensiero laterale, una magia – che ci aiutasse ad affinare i sensi nel tentativo di estrapolare dalla superficiale mediocrità del quotidiano quel che di sorprendente esiste,  quasi sempre. L’abitudine alla banalità, però, è una zavorra di cui difficilmente ci liberiamo.
È tanto più difficile perché quasi mai esiste una bellezza assoluta, lasciarsi guidare dalla sensibilità altrui non sempre porta a risultati davvero soddisfacenti e si finisce per accontentarsi della forma più scontata del bello senza intraprendere mai con convinzione un percorso personale verso la meraviglia.

Poi capita – ad alcuni se non a tutti – che in momenti di particolare apertura mentale, o di congiuntura inspiegabilmente propizia,  il mondo improvvisamente riveli le sue ricchezze, fino a quel momento mimetizzate dietro strati di consuetudini. E allora non bisogna perdere l’occasione di lasciarsi condurre dalla sorpresa, di cogliere il presentimento, di navigare oltre il tangibile per esplorare possibilità.

Io, in questo istante, sto vivendo questo momento magico in cui ogni cosa trova senso. Non è importante che il dettaglio rivelatore sia un profumo che emerge dallo smog o una parola insulsa che assume un significato nuovo o ancora un’orrenda fetta di prosciutto in campo beige che si trasforma in un oggetto con una sua dignità*. Il percorso mentale ed emotivo è sempre lo stesso e si porta dietro un circolo virtuoso di energia e entusiasmo che funziona da antidoto allo sconforto.

Se solo avessi idea di quale sia il catalizzatore di questa reazione a catena potrei fare il bene dell’umanità, me lo sento.

IMG_0194 IMG_0195* dove la dignità dell’oggetto ha valenza squisitamente soggettiva

il primo dell’anno*

2014-01-01 09.05.01

Se il buongiorno si vede dal mattino e il buon mattino si vede della brioche io ho iniziato l’anno nel migliore dei modi, facendo i croissants verso mezzanotte e mezza tra una chiacchiera e l’altra e svegliandomi dopo cinque ore di sonno per controllarne la lievitazione e cuocerli. Chi mi conosce sa che cinque ore di sonno per me sono appena appena un pisolino, ma ne sono uscite delle meraviglie del creato che raddrizzerebbero l’anno a chiunque ed è per questo che li trasformo in augurio simbolico per me stessa e per voi.

Che sia un anno pieno di fatiche soddisfacenti e di dolcezza mai stucchevole.
Se poi volete venire a colazione a casa mia, vi aspetto. Però fate presto perché non so quanto durano.

*impasto (ça va sans dire)

il buongiorno si vede dal mattino

La colazione, si sa, è il pasto più importante della giornata. Non ne esiste una ideale perché ognuno ha la sua prediletta, che riserva magari per i giorni di vacanza, quando il ritmo di sveglia è più dolce e consente una pausa prolungata per godersi il primo caffè della giornata affiancato dalle squisitezze preferite.

A casa mia siamo in quattro e ognuno, potendo, sceglie di cominciare la giornata in modo diverso.

Personalmente penso che la colazione ideale si svolga d’estate, in giardino, all’ombra, dopo che l’aria ha perso l’umidità notturna ma prima che assuma la pesantezza afosa del giorno pieno; quindi, a seconda della stagione, tra le 9 e le 11.
Può prolungarsi all’infinito, compatibilmente con le condizioni atmosferiche e la presenza o meno di un ombrellone, una pergola, una pineta (la pineta meglio di tutto).
È obbligatoriamente composta da un caffè con un po’ di latte, a cui si possono accompagnare le pietanze più diverse, dolci o salate a seconda dell’umore, anche se un posto speciale nel mio cuore e nella mia panza lo occupa il pane fresco con del burro e della marmellata preferibilmente fatta in casa.

Lo Splendido non è uno dai gusti difficili. Se il caffè è una necessità imprescindibile, il luogo della colazione e la composizione del vassoio sono variabili e accolti con l’entusiasmo dell’affamato: pane, miele, marmellata, biscotti, crostate, brioche; l’importante è che siano dolci, ancora meglio se è possibile sgranocchiarli a letto.

Lorenzo è un divoratore di cioccolato e non si smentisce nemmeno appena sveglio. Si avventa con gli occhi ancora cisposi sul barattolo della nutella e quel che l’accompagna può essere il primo carboidrato individuato in dispensa: pane, crackers, grissini, piadine; sospetto che in mancanza di meglio potrebbe farsi bastare una fetta di polenta. Bere non è indispensabile ma nel caso sarà certamente del latte con il cacao (penso che il termine adatto sia droga).
L’importante è che intorno a lui non ci siano insetti quindi meglio che la colazione si faccia in un luogo chiuso: la cucina è perfetta.

Poi c’è Riccardo, lo tengo per ultimo anche se di diritto sarebbe il terzo perché la sua colazione è diversa. Diversa dalla nostra ma anche da quella di tutti voi, credo.
Nelle giornate di vero relax, quelle in cui tutti ci concediamo un lento pasto godurioso invece di quel nervoso mordi e fuggi mattutino dei giorni feriali, lui si siede una mezz’ora al pianoforte. Capisci da come suona se la sua sarà una giornata allegra o malinconica e guai a disturbarlo. Dopo un’oretta cade dalle nuvole e dice:”Mi son scordato di mangiare!”. Eh sì, ti sei scordato.

Del resto ognuno si ciba di quel che gli serve veramente.

la mia nuova droga

Una cosa che ho capito crescendo invecchiando maturando è che la musica, certe rare e preziose volte e per ragioni del tutto imperscrutabili, diventa una specie di dipendenza e come ogni sostanza psicotropa che si rispetti ha effetti che possono essere a seconda del caso euforizzanti, ipnotici, sedativi, antalgici etc.

Ultimamente, non so come, mi è preso un trip e mi rendo conto che è del tutto anomalo per via della tipologia (non è affatto il genere che ascolto di solito) e del target (sono decisamente troppo vecchia), eppure mi ascolto beata la sua musica in macchina e mi sento improvvisamente pervadere da un umore galvanizzato; io che non ho mai ballato in vita mia mi dimeno sul sedile della macchina come una balenottera in amore (nel mio immaginario le balenottere in amore scodinzolano), fino ad avere dei picchi di eccitazione mentre canto a squarciagola – con i finestrini rigorosamente chiusi per mantenere una parvenza di decoro –  la mia canzone preferita.

E basta: voglio leggermi anch’io il libro che dice Matteo perché per me, che non capisco niente di niente di musica, è un mistero come certi pezzi ti colpiscano come un fulmine quando meno te lo aspetti, cambiandoti la giornata, la prospettiva, l’approccio con l’umanità.

E adesso non mi dite niente se la mia nuova droga non vi piace, andate pure a farvi le canne come tutti mentre io inaspettatamente tunz tunz tunz…