ragionamento dettato unicamente dalla scarsa comprensione del mondo militaresco

Oggi son passata vicino a una casa tutta circondata da cartelli che ti avvertono che quella è una zona militare. Nel senso che, credo, dentro la casa e dentro le altre case dell’isolato ci sono degli uffici, suppongo siano degli uffici, che appartengono alla caserma degli americani.

Ora, non so bene come funzioni perché ho realizzato che non ho mai frequentato caserme di alcun genere e sono abbastanza fortunata che non mi è capitato di aver morosi che han fatto il militare perché non ho mai avuto una grandissima simpatia per gli eserciti e non subisco in alcun modo il fascino della divisa, però ho fatto questo pensiero qui, che in questo caso specifico riguarda gli americani ma solo perché non ho altre caserme nei dintorni da esaminare:

Siccome dalla mia posizione si vedeva un tavolinetto con delle sedie da giardino, giusto dietro o davanti la casa in questione, e mentre guardavo le sedie e il tavolo e pensavo: “Chissà quand’è che si mettono lì a giocare a carte o a mangiare un panino”, è sbucato fuori un tipo con gli scarponi e la mimetica. E siccome questo tizio aveva tutta l’aria di uscire da un ufficio, di lavorarci o comunque di lavorare in un posto dove non stavano facendo esattamente un lavoro di duro addestramento bellico, tant’è che poi se ne gironzolava bevendo una cosa che sembrava un succo di frutta ma probabilmente era una bibita dalla composizione a noi ignota perché gli americani non possono bere una cosa pseudo sana come un succo di frutta, mi son domandata: “Esattamente la mimetica che funzione ha in un luogo dove per mimetizzarsi eventualmente servirebbe piuttosto una divisa color asfalto? A parte dimostrarci che duri che sono gli uomini duri che si vestono come se dovessero partire immediatamente per l’Afghanistan. E perché l’uomo dell’esercito non può concepire un abbigliamento che tenga conto delle stagioni? E qualora sia ragionevole che il guerriero si debba temprare con un abbigliamento che non tiene conto delle stagioni, perché non può essere un abbigliamento meno grottesco della mimetica in città?”

Mi son fatta le domande ma non avevo neanche una risposta.

non è una lamentazione con connotazioni a carattere filosofico ma solo una constatazione

Oggi ho fatto una cosa che avevo fatto già centomila volte: ho chiamato un’amica che non sentivo da un sacco di tempo.

Sempre la stessa, dopo centomila volte uno pensa che le venga il pensiero, che è la centomillesima volta che chiamo io. Invece no, perché io sono quella che chiama e se non fosse per me è probabile che non ci sentiremmo mai più; magari capiterebbe, come è facile in una città piccola, di incrociarsi per strada (ma neanche tanto facile, a dire il vero, io sono anni che non la incontro per caso per strada) e basta. Invece io a intervalli piuttosto irregolari finisce sempre che chiamo, qualche volta con un pretesto, altre volte anche così, per nessuna ragione. In vent’anni (venticinque) non so quante volte. Perché io di lasciare andare non sono capace, non mi rassegno. È più forte di me. Capita anche che mi faccio della violenza per un po’ ma poi alla fine cedo, non sono proprio capace.

E però certe volte penso che mi piacerebbe essere desiderata: vorrei mancare alle persone che non frequento, vorrei che pensassero che è un peccato che non ci vediamo mai.

Invece io evidentemente sono una che non manca, una presenza non tantissimo rilevante. Che forse prima o dopo scivola e quando scivolo dovrei accettarlo, ecco.

smetto quando voglio

Lui scommette che non sono capace, come i tossici, o quelli che devono smettere di fumare. Cosa vuoi che sia, dicono, e invece poi non riescono: due ore, un giorno e son lì di nuovo.
Ma io adesso ho le mie buone ragioni e la motivazione, si sa, è tutto, in questi casi.

La motivazione è che ho iniziato un libro che mi prende molto, voglio vedere come va a finire e sono una persona impaziente: lo voglio sapere presto.
No, veramente la ragione è che se ho delle cose da dire non mi va di sputarle fuori a vanvera, adesso comincio a pensarci su un  momento prima di parlare.
No, la verità è che mi hanno fatta innervosire e ho voglia di chiudermi in camera mia, nella mia stanza c’è una finestra e di lì il paesaggio è tutto mio: guarda, me lo invento di volta in volta come mi piace, ho ancora negli occhi la Valle del Fiora e non so immaginare di meglio, oggi.

Insomma mi son sloggata perché son talmente pigra che solo l’idea di dover rientrare mi fa fatica. E’ bellissimo.
(L’indolenza sarà la mia salvezza)

Poi da oggi mi riapproprio del blog. (I commenti su FF non li posso leggere: non vorrai mica che digiti la password!)