uno sbaglio al giorno

Sto facendo i panettoni. Tanti panettoni. Più o meno tre al giorno, ancora per alcuni giorni, nel tentativo di sfornare un prodotto che sia riconducibile ai canoni dell’archetipo panettonico.

Fare i panettoni è divertente ma impegnativo: all’inizio devi tarare la ricetta perché (come sempre, in cucina) in realtà l’archetipo non esiste e la ricetta perfetta per te la devi inventare tu. Quindi  di volta in volta aggiungi uova, levi zucchero, aumenti la vaniglia finché ti pare che il tuo panettone sia esattamente come lo vuoi (o almeno esattamente come lo vuoi nel limite delle tue possibilità pasticciere).

Nel frattempo, alla ricerca delle dosi perfette, hai già prodotto dodici panettoni improbabili, e non riesci a vedere la luce perché ad ogni infornata fai un errore diverso. Un giorno cuoci poco, un altro cuoci troppo, sbagli le pezzature e devi cuocere a rate etc…

Questi panettoni imperfetti, almeno uno per ogni infornata, li devi assaggiare ( = mangiare) per sapere quanto ti stai avvicinando al tuo ideale, con il risultato che dopo un po’ hai la nausea all’idea di affettare l’ultimo sfornato. Per fortuna ci sono al mondo delle anime pie che si offrono di sacrificarsi per te, che così  riesci ad evitare di arrivare al punto di saturazione di colesterolo sotto forma di burro e uova una settimana esatta prima della Vigilia.

Nel frattempo le cassiere della coop ti hanno segnalata ai servizi sociali perché da una settimana ti vedono passare col carrello stracolmo di uvetta e gocce di cioccolato e ti hanno spiata a mentre ti contendevi le ultime due confezioni di uova bio con una vecchietta.

(Di questo passo non ci sarà da stupirsi se il giorno di Natale mi vedrete smaniare per un pandoro)

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