di niente, di tutto

Ho mani di vaniglia, oggi, ma pensieri inquieti.
Cucino senza fame.
Ricordo molto ma solo di sfuggita.
Avverto invece, con insistenza, l’inattitudine, il travaglio, il cruccio, il disagio della scrittura.
Invidio, un po’.
E, sempre, desidero.

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ultimamente non temo rialzi di glicemia

C’è un che di incantevole, incantatore, incantato, nelle persone innamorate. Staresti a guardarle tutto il tempo, mentre ti raccontano la loro storia coi gesti più che con le parole. Senza volere osservi mani che ridono, occhi che sfiorano, baci ricordati, abbracci in attesa.

Le persone innamorate ti contagiano di desiderio e allegria e voglia di fare l’amore praticamente subito. Chissà perché.

In ogni caso conviene frequentarle spesso, le persone innamorate e la loro spudorata nostalgia del presente. Io ve lo consiglio.

firma anche tu per la salvaguardia dell’infanzia dall’inquinamento acustico!

Ho scoperto di recente, facendo il mio nuovo lavoro di baby sitter, che esiste la piaga sociale dei giocattoli rumorosi. E che vuoi che sia, diranno i miei piccoli lettori: da che mondo è mondo l’infante gioca coi sonaglini, i barattoli pieni di lenticchie, il tamburo fatto con le scatole da scarpe. All’infante i rumori piacciono, è bello stimolare il senso dell’udito passando dal rumore alla musica, il suono è conoscenza, sperimentazione, gioia. Certo.

Se i miei piccoli lettori pensano questo è perché hanno in mente il ricordo dei giochi di quando loro erano piccoli, oppure di quando erano piccoli i loro figli che oggi sono poco meno o poco più che adolescenti (tipo i miei). Ma il mondo, cari miei, sta cambiando, e molto in fretta.

Quando i miei figli erano piccoli (quindi poco più di dieci anni fa) esistevano ovviamente i giocattoli rumorosi senza batteria e i giocattoli rumorosi con batteria. Tralasciando i giocattoli rumorosi senza batteria che sono sempre gli stessi dalla notte dei tempi e godono della fortuna immarcescibile del fascino da oggetto atavico, mi soffermerei sull’invenzione infernale dei giocattoli a batteria, che risale invece all’era moderna. Ho un ricordo affettuoso dell’orsetto fotografo, simpatico e tutto sommato innocuo carillon dotato di musichina e flash, e del trenino degli animali, catafalco con musichina e versi di animali tutto sommato non insopportabile e dalla batteria pressoché inesauribile; e un ricordo per nulla piacevole di pochi altri diabolici aggeggi le cui batterie furono presto tolte e mai sostituite, chissà perché.

Ma in dieci anni, ve lo dico io, il detestabile mondo dei giocattoli rumorosi a batteria si è evoluto. Moltissimo evoluto. Adesso il giocattolo rumoroso (mettiamo che sia la casetta fattoria con animali numeri e canzoncine bilingui) non si limita a far rumore quando schiacci un tasto o giri una rotella o tiri una cordina. NO. Lui fa sì tutto quello che deve fare quando lo stimoli. Poi per un tempo variabile tra i 40 e i 70 secondi tace.
Nel frattempo l’infante si dedica a un altro giocattolo rumoroso (mettiamo che sia la porta da calcio parlante con registrazione automatica dei goal) per un minuto circa, il tempo medio di attenzione dell’infante moderno a un gioco nuovo. Poi  si passa al terzo giocattolo rumoroso (mettiamo sia il cruscotto di macchinina dotato di frecce bippeggianti, tergicristallo semovente, antifurto e autoradio). Dopo dieci secondi di gioco numero 3 il gioco numero 1 si anima e dice qualcosa tipo “Dai vieni a giocare con me, premi il tasto con l’orsetto!” (e via con una canzoncina): i giocattoli rumorosi moderni non vogliono essere messi da parte! Il bambino in genere resta per un secondo o due indeciso se continuare con il gioco rumoroso 3 o se tornare al gioco 1. Lì dipende dall’appeal del gioco.
Dopo una manciata di secondi però anche il gioco numero 2 comincia a parlare, dice cose tipo “Dai tira un rigore!” (e via con la canzoncina). Nel frattempo il gioco numero 3 sta ancora suonando e il gioco numero 1 sta ancora cantando la canzoncina. Il bambino in tutto questo resta incredibilmente impassibile, mentre la baby sitter (io) ha le mani tra i capelli e dei desideri di distruzione e sta decidendo quale gioco rumoroso spaccare spegnere per primo.
Quando pensi che i giochi che non vengono ripresi dal pargolo se la siano messa via e proprio nel momento in cui il pargolo li ha dimenticati ecco che salutano. “Ciao ciao!” dicono. Il pargolo è immediatamente tentato di tornare da loro.

Nella casa dove passo le mie mattine i giochi rumorosi sono almeno 5 e vengono usati tutti contemporaneamente con le modalità che vi ho descritto senza iperboli.
Credo che sia ora di porre fine alla tortura delle baby sitter con i giocattoli rumorosi a batteria. Perfino i libri fanno un casino insopportabile.

L’infante non sa cosa sia il silenzio. Non è brutto un mondo senza silenzio?

il terrore corre sulla barra dei preferiti

C’è questa cosa abbastanza nuova (per me è il primo anno) del registro on line. Non so se avete presente.

In pratica adesso se sei un bravo genitore ti devi mettere il link alla scuola di tuo figlio direttamente sulla barra dei preferiti perché ogni mattina quando accendi il computer e apri le tue belle pagine indispensabili (il reader, friendfeed, tumblr, pinterest, facebook internazionale, il corriere della sera, il sole 24 ore, gmail, eccetera) devi andare a controllare se ci sono delle comunicazioni. Le circolari che il bidello andava a portare in giro per le classi e venivano dettate sul libretto o distribuite in fotocopia alle famiglie non esistono più. Le circolari appaiono come per magia sulla homapage della scuola e tu lo devi sapere il giorno stesso.

A me ‘sta cosa delle circolari mette un po’ di ansia perché non sempre mi ricordo di aprire la pagina della scuola (ho questo problema che nella barra dei preferiti non mi ci stava  ce l’ho messa ma non la vedo proprio bene) e magari leggo le comunicazioni con qualche giorno di ritardo. Va bene: finora sono riuscita a evitare il peggio e ho azzeccato le date dei colloqui e delle elezioni del consiglio di classe.

Quello che però mi mette un’agitazione tremenda è aprire il registro per controllare i voti. Se usate l’on line banking sapete di cosa parlo. La pagina dei voti è come la pagina di un conto corrente che non gode di salute ottimale: hai sempre paura di incappare in una brutta sorpresa; anche se pensi di avere tutto sotto controllo e di sapere cosa ti aspetta c’è un momento in cui hai paura a chiedere la lista movimenti. Metti che ti sei scordato di aver fatto bancomat una volta di troppo. O che un pagamento arrivi in ritardo. Coi voti è uguale. Sai che una verifica è andata maluccio ma non sai mai se è catastroficamente sotto il 5.
Ti fai forza, clicchi il link e ti si spalanca questa foresta di numeri rossi e verdi. Più verdi che rossi, se hai molta fortuna

Io spero che arrivi presto un bonifico in matematica.

sulla delusione

Un mio amico una volta ha detto che quando qualcuno ti delude sono cazzi tuoi perché sei tu che hai sbagliato a modulare le aspettative nei suoi confronti. Questa cosa mi ha sempre turbata perché sono una che parte dal presupposto che in una relazione di qualunque tipo siano due gli umani che interagiscono e che quindi, quando qualcosa va storto, ci si trovi entrambi a viverne le conseguenze.

Se sono cazzi di uno solo dei due vuol dire non che qualcosa è andato storto ma che l’altro, nella relazione, forse non c’era mai veramente entrato.

il primo dell’anno*

2014-01-01 09.05.01

Se il buongiorno si vede dal mattino e il buon mattino si vede della brioche io ho iniziato l’anno nel migliore dei modi, facendo i croissants verso mezzanotte e mezza tra una chiacchiera e l’altra e svegliandomi dopo cinque ore di sonno per controllarne la lievitazione e cuocerli. Chi mi conosce sa che cinque ore di sonno per me sono appena appena un pisolino, ma ne sono uscite delle meraviglie del creato che raddrizzerebbero l’anno a chiunque ed è per questo che li trasformo in augurio simbolico per me stessa e per voi.

Che sia un anno pieno di fatiche soddisfacenti e di dolcezza mai stucchevole.
Se poi volete venire a colazione a casa mia, vi aspetto. Però fate presto perché non so quanto durano.

*impasto (ça va sans dire)