Ella mi guardava con tristezza

E niente: io avevo fatto questa tortina, no? con lo stampo da venti centimetri. L’avevo comprato apposta, lo stampo, perché la tortina di Pierre Hermé con il cioccolato e i lamponi, venti centimetri è la morte sua, e non badate a quelli che dicono ventidue. Provare per credere.

La torta era per il compleanno del quindicenne che festeggiava con le sue amiche i suoi amici, solo che le quindicenni mangiano meno dei pesci rossi e i maschi erano pochissimi, così in pratica mi è avanzato questo bel pezzo di tortina che da ieri mi guarda da sotto il coperchio  (trasparente) del porta-torte.

E insomma me ne sono appena mangiata una fetta (piccola, lo giuro)

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del giorno in cui diventai supereroa

Io mica lo sapevo: non me l’avevano detto. Se me l’avessero detto sarei stata anche più tranquilla, invece ero tranquilla normale, emozionata come quando ti devi buttare dal trapezio però sotto hai la rete (anche se non mi sono mai buttata da un trapezio e in quel frangente non avevo la rete, ma l’idea di emozione era quella lì).
Ovviamente era una tranquillità dettata anche dall’incoscienza, oltre che da un’inspiegabile fiducia nella Forza della Natura. Fatto sta che mi sentivo abbastanza padrona della situazione, a dispetto della mancanza di esperienza e tutto il resto.

Poi verso le 17 e qualcosa (credo di avere i geni della snaturatezza perché l’ora esatta non me la ricordo, accidenti all’ascendente che mai riusciremo a calcolare) ho avvertito con chiarezza che Ame-no-Uzume,  Tlazolteotl, Asherah, Heket, Thalna, Rauni, Ilizia, Hina, Cerere, Athtart e tutte le altre divinità della fertilità e del parto e protettrici delle nascite erano con me perché ho acquisito dei superpoteri inequivocabili come se avessi bevuto un sorso di kriptonite omeopatica alla 2000CH e quando è stato il momento di spingere avevo in me la Forza di un Jedi femmina.

Quando ho visto il mio bambino appena nato, poi,  è stato come se una leonessa si fosse impossessata del mio corpo perché ho capito che sarei stata pronta a sbranare chiunque avesse osato avvicinarsi al mio cucciolo con intenzioni minacciose, e penso che questa mia nuova condizione di leonessa si intuisse anche da fuori perché infatti nessuno ha mai osato avvicinarsi con intenzioni minacciose.
Almeno: non negli ultimi 15 anni.

I nomi delle dee ovviamente li ho trovati su wikipedia

si può piangere?

Oggi ho saputo che è morta una persona che non conoscevo se non dalle sue parole e da qualche foto postata nei momenti in cui la vita voleva spuntarla a tutti i costi, a dispetto della malattia e del dolore, un dolore che anche solo a leggerlo pareva insopportabile e che avrebbe scoraggiato chiunque ma non lui.

Mi sono sentita quasi sempre molto piccola, troppo debole e del tutto incapace di trovare parole di conforto per un uomo a  tu per tu con una vita tutt’altro che facile eppure disperatamente appassionata. Tante volte ho avuto paura di dire cose inutili e scontate, perché non lo so cosa possa davvero servire a qualcuno che soffre e che ogni giorno cerca di dimenticare la paura.

Anche adesso mi sento molto piccola, troppo debole e a corto di parole per dire le volte in cui Alessandro mi è sembrato l’immagine stessa del coraggio, della speranza e della voglia di vivere.

Non so se si può piangere per qualcuno che non hai veramente conosciuto però io oggi credo di sì.