pioggia

Quand’ero piccola, in campeggio, i giorni di pioggia li capivi appena sveglia, dal profumo, ancora prima di aprire gli occhi. Era odore bagnato di aghi di pino e terra fresca, che insieme al profumo del mare faceva girare la testa e riempire la pancia di novità.

Poi toccava una mattina di giochi di carte, compiti, letture, sognando la spiaggia. E piedi sporchi di aghi di pino e sabbia umida, dentro gli zoccoli di legno: l’alluce che scivolava su e giù a godere del contatto con il legno liscio, una cosa tutta diversa dalla sensazione polverosa e asciutta che davano di solito  le uniche calzature contemplate in quel contesto.

Passata la pioggia, era bello camminare sulla sabbia compatta e fredda e respirare quel che restava del brutto tempo, prima che il sole ne cancellasse le tracce.

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