estate/mattina

Ero qui, in giardino, a rimandare l’inizio della giornata: c’è chi al posto mio si sarebbe affrettato, cercando di sfruttare i minuti di mattina non ancora rapiti dalla calura. Io invece ho pensato che all’ombra, in giardino, si stava così bene, e quei minuti di star bene erano preziosi, forse gli unici in tutta la giornata in cui si poteva pensare Ma che bene che si sta: l’aria era immobile ma non ancora incandescente. Allora ciondolavo, tra il caffè e una chiacchiera, a prendermi quello star bene e farne scorta per gli altri momenti, quelli da sudare e far fatica anche solo a respirare. Pensavo che tanto poi il caldo aveva tempo di stroncarmi comunque, anche se io, puta caso, avessi riordinato la cucina senza grondare.
E quando è arrivato un alito di vento, generoso, ho pensato che se fossi stata a riordinare la cucina non l’avrei sentito, e magari aliti di vento così non ce ne sarebbero stati altri per tutto il giorno, comunque non con queste condizioni di ombra e parvenza di fresco, e che quindi avevo fatto proprio bene, a non addomesticare la pigrizia.

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