Le feste delle medie in tempo di pandemia

Io sono una che alle medie non veniva invitata alle feste perché era ovvio a tutti che non ci sarebbe andata.
Quando ho scoperto questa cosa avevo già 15 o 16 anni, le medie erano passate, io ero, di fatto, una disadattata conclamata e continuavo a non essere invitata a feste a cui effettivamente non sarei mai andata ma in cui comunque, ormai, non mi avrebbero proprio voluta.
La mia pluridecennale carriera di persona solitaria incomincia lì, tra gli 11 e i 17 anni, nella fase della vita in cui se non impari a stare in un gruppo diventi un asociale, perché l’adolescenza è un momento da vivere in gregge, e se non stai dentro il gregge o sei il lupo o la pecorella smarrita. Io ero smarrita.

È piuttosto difficile dire se io sia diventata solitaria per colpa delle feste delle medie oppure se lo sia per natura. Col senno di poi riconosco che la differenza tra snobismo e timidezza, per un undicenne, è abbastanza sottile quindi non sapremo mai se un invito alle festine in garage avrebbe fatto di me una persona diversa. Sta di fatto che è lì che ho cominciato a sentirmi come mi sento tutt’ora e cioè una che non è capace di sentirsi a suo agio nelle comitive, e a sviluppare il mio superpotere che è quello di non annoiarmi quasi mai in compagnia di me stessa.
Non fraintendetemi, io amo la compagnia, solo che ho paura dei gruppi perché nei gruppi, è inevitabile, io sono quella fuori posto, sempre.

Col tempo, anche grazie al fatto che mi sono accoppiata piuttosto stabilmente con un animale sociale (io e mio marito siamo il paradigma, l’incarnazione del concetto di complementarità) e quindi in diverse occasioni mi sono dovuta allenare a frequentare dei gruppi di persone, credevo di aver leggermente superato questa cosa fino a quando la pandemia non mi ha messa di fronte alla cruda verità: non è cambiato niente.
Nel momento in cui l’isolamento forzato sta facendo riemergere in tutti, e quindi anche in me, il desiderio di vedere persone, chiacchierare, sentirsi vicini, l’equivalente della festa delle medie si è materializzato attraverso le piattaforme di meeting online in cui tutti i miei gruppi di amici, circoli di lettura, frequentazioni dell’internet, stanno cominciando a incontrarsi per aperitivi a distanza, chiacchiere in pigiama, discussioni dal divano. Tranne che adesso io sono invitata.
Ho capito che è vero, che alle feste delle medie non sarei andata, non perché non avrei voluto ma perché non sarei stata capace. Adesso mi sembra ancora più difficile perché se è vero che a una festa ti puoi mimetizzare col divano e scomparire, scomparire quando sei in video con 15 persone mi pare difficilissimo perché io, nel dubbio, ho bisogno di sapere che c’è un divano su cui mimetizzarmi se non ho niente da dire, se non so che faccia indossare o se mi sento fuori posto. Come ci si mimetizza davanti a una webcam? Si può stare lì zitti con la faccia e tutto senza sentirsi scemi?

Ho di nuovo 15 anni e la certezza di non farcela.

 

Un pensiero su “Le feste delle medie in tempo di pandemia

  1. Se può aiutare la raccolta dati per lo studio di psicologia sociale che mi pare tu stia imbastendo… ti dico che io alle medie non mi sarei persa una festa per niente al mondo… Ma quanto a sentirmi ad mio agio nelle comitive: MAI!

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