bisogna farlo di pomeriggio

Il sesso, in effetti, è un po’ come la scrittura: ci sono giorni in cui ne hai voglia, giorni in cui non ne hai, giorni in cui ne avresti voglia se trovassi il momento, la concentrazione, la collocazione appropriata.

La donna, in quanto essere squisitamente in balia degli eventi naturali, delle fasi lunari, dei ritmi circadiani, la sera è portata ad accasciarsi in uno stato prossimo all’atarassia o al catatonismo, da cui è arduo distoglierla; l’uomo, non si sa come, è sveglio come un grillo e non si capacita dello scarso o nullo interesse che la sua donna dimostra di fronte alle sue avances amorose.
Questo perché il momento, la concentrazione, la collocazione ideali (per il sesso, non per la scrittura) secondo me si trovano di pomeriggio.

 Mi direte che è un po’ poco per risolvere i problemi del mondo. Dipende dai punti di vista: se partiamo dal presupposto che tutti gli uomini si lamentano, si son lamentati o si lamenteranno, presto o tardi, per la scarsa disponibilità erotica delle loro consorti, compagne o fidanzate di lungo corso, allora la soluzione di questo dramma dell’incomunicabilità potrebbe rivelarsi rivoluzionaria.

 Mi direte che si fa presto a dire pomeriggio, ma le persone normali di pomeriggio lavorano. Lo so: se non si ha la fortuna di orari flessibili e segretarie collaborative è necessario approfittare del fine settimana; nel qual caso il pomeriggio può anche acquistare una durata più che dignitosa, contrariamente al resto della settimana.

 Mi direte che ci sono degli impedimenti sotto forma di figli che di pomeriggio hanno la pessima abitudine di girare per casa. A questo proposito ho deciso che la playstation, il computer, la televisione, i cugini e, in misura minore ma comunque significativa, i compiti per le vacanze sono stati inventati allo scopo di distrarre la prole per il tempo necessario affinché i genitori abbiano la possibilità, previo barricamento in camera da letto, di svolgere i loro amorosi impegni.

 

P1020699Io ve lo dico: funziona molto meglio, di pomeriggio.

 Soprattutto se si dispone di un cartellino sulla porta come il mio (fatto da Lorenzo per la festa della mamma, ma perfetto per l’occasione)

 

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V.M. 16 anni (agli altri può far solo bene)

(post orgasmic chill heat)*

Stanno da minuti silenziosi intrappolati in un intreccio di gambe e di mani da cui non accennano a sciogliersi, venendo a galla lentamente, entrambi, dal sonno imprevisto e leggero che li ha sorpresi dopo un momento di estasi più carnale che mistica.

“Sei bella da guardare e da toccare”.
Lei tace, perché bella non si è mai sentita, mai una volta in tutta la vita. Eppure crede a quello che lui dice; sarà per l’espressione dei suoi occhi, sarà per il mezzo sorriso che le rivolge mentre parla.
“Sei bella da guardare e da toccare”. Non dice anche: “Sei bella da farci l’amore”, ma si capisce che l‘ha pensato, prima; prima del sonno. E che lo pensa anche adesso.

Lei non considera nemmeno la possibilità di svincolarsi dalla stretta in cui si immagina eternamente pietrificata nell’eruzione di tanto amore: le piace affondare e respirare nell’umidità tiepida di quell’abbraccio.
E poi non c’è fretta: il pomeriggio per fortuna non è ancora finito.

 

*se non si fosse capito: questo è un riferimento musicale