un post che è una zonta*

Sono tornata a rivedere una cosa che mi era piaciuta e hanno cominciato a tornarmi in testa dei pensieri. Per esempio mi è venuto in mente che mentre guardavo la mostra pensavo che con certe foto sarebbe stato bello se avvicinandosi si fosse sentito l’odore. Di altre foto, invece, pensavo che fosse una fortuna che non si sentisse l’odore perché sarebbe stato insopportabile non per il naso ma per il cuore.

Mi ha fatto ripensare a quel che mi capita quando sono in un posto affollato, in autobus, in una fila, al cinema: quando passo vicino a una persona che mi piace respiro forte nella speranza di sentire che profumo ha. Quando qualcuno mi irrita trattengo il respiro come a respingere qualunque possibilità di compenetrazione olfattiva. Non è solo questione di bello o brutto, pulito o sporco, attraente o meno; non c’entra l’odore in sé, piacevole o disgustoso: ha più che altro a che vedere col desiderio di conoscenza oppure, al contrario, col rifiuto di qualunque contatto.

Un’altra cosa che ho pensato, a rivedere quella cosa che già la prima volta mi era piaciuta, è che solo le mani, alla fine, parlano un linguaggio universale. Più della voce, più degli occhi, per me. Che mi son chiesta se sia possibile mentire, coi gesti. Secondo me no.

*aggiunta

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penso che sia un buon segno

Oggi quasi quasi me lo perdevo, questo giorno. Presa da altre cose e da altri pensieri, stava per scivolarmi via senza che me ne accorgessi, a me che guardo distrattamente il calendario quando capita.

Poi qualcuno ha buttato lì una data e per un momento ho focalizzato, e un dolorino alla bocca dello stomaco, a sentire questa data, l’ho sentito. Allora sono corsa a leggere quello che avevo scritto l’anno scorso, in questo giorno, e ho pensato che, alla fine, è questa la ragione per cui ho aperto il blog. Per ricordarmi come stavo, un giorno di un altro anno.

ipnosi

Oggi ho conosciuto un tipo con una bella faccia, una faccia pulita; e con l’espressione così limpida e lo sguardo così trasparente che dietro ci indovini la pazienza. Uno che se non avessi avuto un po’ di pudore gli avrei chiesto se potevo sedermi  in bottega da lui a domandargli cose, a spiare i riccioli di legno sotto il tavolo mentre lavorava e a osservargli le mani. Ché affascinata com’ero dalla faccia, una bella faccia, luminosa e serena, le mani proprio mi son scordata di guardarle.

Odeon

In un odore polveroso di marrone e di beige – il colore sono anni che non è più quello ma l’odore è rimasto – ignoro il brusio dell’attesa e silenziosa pregusto l’irrompere del buio, preludio al vero godimento.

una giornata

le pagine di un libro cucite sbagliate
il buonumore
la colla che non incolla, la colla che incolla
un album di foto che ne manca qualcuna
la febbre, perché?
la sensazione che il tuo corpo non voglia risponderti (da sinistra è peggio)
la pasta quando hai fame
la doccia quando hai voglia di acqua
parole difficili
sentirsi male
fare le cose che devi
sentirsi ancora male
il pane nelle mani: una medicina
scrivere di niente: un’altra medicina, forse
poi, non so.