Perchè l’arte scaturisce più facilmente dal dolore e dalla sofferenza che non dall’allegria e dalla serenità? (una domanda interessante)

Secondo me l’arte non nasce necessariamente dalla sofferenza o dal dolore: sono quasi certa, per il poco che ne so, che nasca dal desiderio.

Quello che fa male alla creazione artistica non è l’allegria ma la soddisfazione, che ci adagia nella mollezza dell’appagamento, che ci spinge al languore figlio della sazietà.

Fortunatamente per noi, gli artisti spesso e volentieri sono anime inquiete, che non indugiano nello stato di benessere raggiunto ma inventano di volta in volta nuove ambizioni, e trovano nella perenne insoddisfazione, che è propria della loro indole, carburante e stimolo per la ricerca continua di un vero, definitivo compimento (compimento che non è concretizzabile e che quindi diventa esso stesso massimo spasimo, pretesa dell’impossibile, desiderio estremo).

Questa è anche la ragione per cui chi si dedica all’arte è considerato spesso, e non a torto, un essere insopportabile, inaffidabile, sregolato. Perché il desiderio, quando non si placa mai, consuma qualunque equilibrio.

Annunci

le déjeuner du Génie (sembra uno scioglilingua e infatti lo è)

Mi è capitato, una volta, in un giorno speciale, di toccare un disegno di Michelangelo: uno schizzo di architettura a sanguigna su un foglio di carta quadrato.
È una di quelle cose che non succedono spesso, a meno che uno non lavori per una Biblioteca Nazionale, per una Soprintendenza, in un Gabinetto disegni e stampe di qualche museo stratosferico: anzi anche lavorandoci credo non capiti spesso nemmeno lì.
Ho pensato che ci fosse del miracoloso, nel fatto che io e Michelangelo una volta nella vita avessimo preso in mano lo stesso foglio.
Mi sono detta che se lui, in quel momento, quando aveva l’urgenza di quel disegno, avesse agguantato il primo foglio capitato sotto mano; se invece di quella bella carta pulita, di cotone resistente, avesse trovato sul tavolo la pagina sgualcita che avvolgeva il panino con la finocchiona che si era portato per pranzo e avesse abbozzato lì il suo disegno, tra una macchia di unto e una ditata (perché questo chiede, l’urgenza); oppure se avesse finito il disegno E POI gli fosse servito il foglio per avvolgere il panino (cose che capitano anche nelle migliori famiglie), ecco: in quel caso non mi sarebbe potuto succedere, di toccare la stessa carta di Michelangelo.

Non sto a dire che emozione sia stata, sfiorare quel foglio; vederlo da vicinissimo e senza vetri protettivi intorno; trovarsi a tu per tu con un pezzetto quadrato di Storia e di Arte e di Genio.

Però lui, sono quasi sicura che invece a me non abbia pensato, quel giorno: ha buttato giù lo schizzo, si è mangiato il panino e probabilmente si è sentito uno come tanti, in pausa pranzo.