di buono

Mi piace l’odore della pelle quando è stata al sole: diventa profumata di quella cosa inconfondibile, come la terra quando è piovuto.

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di rinascite

Quando perdi la pelle e poi guarisci, ti cresce una pelle nuova che non ti sembra più la tua. È una pelle come di bambino, liscia, pulita, sottile ma elastica.

Ti guardi e ti vedi bellissima anche se non sei diversa dal solito, solo che non hai più le squame da serpente e il confronto fa la differenza: ieri sembravi una vecchia di ottant’anni e oggi sei di nuovo tu, e le zampe di gallina fanno quasi simpatia: almeno son le tue, quelle che ti sei guadagnata.

Io da questa cosa ho imparato che quando ci lasci della pelle (non tutta) fa abbastanza male, però se riesci a uscirne magari torni nuova.

sulla mia pelle

Sulla mia pelle, se uno si prendesse la briga di cercarle, ci sono tutte le costellazioni dell’universo conosciuto. Su un braccio una galassia intera, lentigginosa di latte e caffè. E pianeti e nebulose e novae e supernovae. Sotto un piede, un pezzetto di meteorite, tutto mio.

Se la si vuol vedere sotto un’altra prospettiva, se la mia pelle è il mare: tutti gli arcipelaghi, gli atolli e le isole vulcaniche, che oggi non ci sono ma domani magari sì. E piccoli scogli e isole continentali.

Per qualcun altro, la carta geografica di un continente sconosciuto, o la mappa di un tesoro che non c’è. Ogni punto una metropoli, una città, un paese; ogni macchia un lago o una pianura.

Comunque la si guardi – di cielo, di mare o di terra – è facile, io lo so, di trovarci un giorno un buco nero, un triangolo delle Bermude o uno strapiombo letale.

Domani mi faccio la mappa dei nei.

 

 

sui tuoi nei