Il n’est rose, sans espine

Mai come quest’anno la fioritura delle rose mi è parsa del tutto priva di pudore.
Ho assistito a esplosioni di supernovae in angoli nascosti di giardino, in passerelle di primedonne in mise da gran sera, a schiamazzi e scoppi di risa, di sussurri e canto .

Mi è sembrato che da ogni cancellata si affacciassero petali e rami; grappoli di rossi e arancio e incarnati di bianchi e rosa.

Discreta grazia gotica, leziosa frivolezza rococò, confusa turbolenza romantica, sontuosa magnificenza barocca.
Castità e lussuria, purezza e sensualità, modestia e sfacciataggine.
Sfumatura eterea, pienezza monocroma, sorpresa iridescente.
C’è posto per qualunque voce in questo concerto di luci che infiammano multicolori l’aria di maggio.

Vien quasi da dimenticare che, a toccarle, pungono

della voglia di buttarsi a corpo morto in tutte le simbologie del mondo

Il melograno che Lei ha in giardino – vorrei dirgli – è di una bellezza che fa male agli occhi. I suoi frutti hanno il colore esatto della parola palpito. Trasuda fertilità e abbondanza come nessun’altra cosa io conosca; mette voglia di rubarli, quei frutti, ho già in bocca il sapore dei chicchi che, posso indovinare, scoppiettando tra la lingua e i denti fanno lo stesso rumore della pioggia sul bagnasciuga.

È un peccato – vorrei dirgli – lasciare che l’albero, seppur magnifico nella sua perfezione cromatica, resti a sopportare il peso dei frutti già maturi: ne approfitti, lei con la sua famiglia; goda per me dello scrocchio nello spezzare la melagrana, della freschezza umida dei grani di rubino, della dolcezza acidula del succo che ricorda giorni dimenticati e delizie desuete.

Oppure ne regali qualcuna a me, che saprei cosa farne: così, vorrei dirgli.

se una mattina d’autunno io

Metti che è un giorno limpido e di quei primi freschi che quando respiri si vede il fiato; metti che mi vesto abbastanza, non troppo che non è ancora necessario, ma una giacca a vento ci sta tutta; anche le scarpe mi raccomando chiuse che l’erba è bagnatissima anche se non è piovuto; metti che ho ancora addosso tutto il caldo della doccia e per questo so che è il momento giusto e mi precipito fuori; se  sguinzaglio il cane nel posto che ho deciso, proprio dove c’è un campo per correre anche se lui so bene che ormai di correre non ha più voglia e si fa il suo giretto tranquillo: allora, lì, mi fermo proprio in faccia al sole e mi lascio pennellare di tiepido.

dovresti essere cane

C’è poi quella cosa fantastica per cui se capita che venga a piovere in una giornata di caldo, non caldo di estate piena che ti acceca: caldo di fine estate che dura, e ogni giorno che dura tu ti rallegri del perdurare; quando capita quella pioggia veloce, breve, che come è arrivata finisce e lascia tutto intorno un bagnato allegro, tutti ad annusare l’aria e dire che buon profumo di pioggia.
Ma se invece di un posto di asfalto e di pietra, di città, dove a parte lo smog le cose non hanno odore e quindi la pioggia sa di pioggia ti trovi in un posto dove le cose hanno odore di cose, ti accorgi subito che la pioggia ha reso ogni odore  più forte: la terra sa di terra, il bosco sa di bosco, gli alberi sanno di alberi.
E in una pista ciclabile pochissimo frequentata ti può capitare che anche un campo di mais sappia di campo di mais, soprattutto se il mais ha già i suoi bei cartoccetti di mais secchi; e addirittura anche una panchina di legno improvvisamente sa di legno, si ricorda improvvisamente di esser fatta di legno. E ti immagini che anche il trifoglio sappia di trifoglio, l’equiseto di equiseto, il tarassaco di tarassaco. Ma per averne la certezza dovresti annusare da vicino.

Dovresti essere cane

un paio di scarpe, una giacca e un cane

Ho sempre avuto un certo pudore a definire quello che nella mia testa si chiama “odore di freddo”, più che altro perché parlare di una percezione olfattiva che non ha senso (non ho mai sentito dire da nessun altro che il freddo odori di qualcosa) mi è sempre sembrato complicato.
Però stamattina, che è una mattina tersa come possono esserlo solo certe mattine d’inverno, in passeggiata con Rubi, quell’odore lì l’ho sentito e c’era veramente, non era un parto della mia fantasia. E’ l’odore che si sente quando arrivi in montagna e l’aria è più fredda e più pulita di come te la ricordavi. Il profumo di quando, dopo una discesa con gli sci, riprendi la seggiovia e respiri forte col naso e pensi che anche con gli occhi chiusi capiresti subito di essere in montagna, anche se non è odore di bosco, di pini; di montagna, appunto: è proprio l’odore della neve e del freddo. In effetti anche se qui non siamo in montagna la montagna stamattina era vicinissima, innevata e luminosa, nel mio panorama mattutino di passeggiata.
Poi sono passata di fianco al calicanto che dopo qualche giorno di pioggia si è riappropriato della fragranza originaria, non bagnaticcia e soffocata dall’umidità, ma fresca e nuova come appena inventata.
E tutto questo: la luce, il profumo, il freddo, il panorama, oggi mi ha raccontato il segreto delle stagioni.

chiara e l’incanto del calicanto

Se è vero che le belle giornate si capisce che son belle già dalla mattina, questa è di sicuro una bella giornata.
Ché quando sono uscita col cane stamattina la prima cosa – che ho sentito – è stata l’aria pulita e fresca, ma non troppo. La seconda cosa – che ho visto – sono stati i primi fiori del calycanthus che qualche vicino ha piantato in un pezzetto di terra di nessuno.
Le guardo sempre, quelle piante sulla terra di nessuno, a penso alle cure che i vicini riservano a questa piccola dépendance di giardino. Quando ho scoperto che avevano piantato il calycanthus ero contenta, ché il calycanthus è una delle poche cose belle dell’inverno, secondo me: oggi che son sbocciati i fiori, a me è spuntata dentro, anche stavolta, la gioia gratis.

senza titolo, che non serve

Ti accorgi, qualche volta, di come sia facile la gioia.

Stamattina presto camminando con il mio cane ho visto una pianta nel giardino di un vicino. Un alberello con le foglie verdi e lustre che era una bellezza. Mi è venuto il pensiero che son fortunata che certe cose esistono e io le posso vedere.