prezioso

Qualche giorno fa ero con un bambino che tenevo per mano: cercavo di evitare che cadesse  saltellando da un gradino all’altro di un muretto, mentre io camminavo vicino a lui sulla strada. Il muretto era più interessante della strada e lui saltava dai gradini, troppo alti per lui, confidando sulla saldezza della mia mano. Io lo pensavo molto concentrato sui salti finché a un certo punto mi ha detto: “Vedrai che capirai, Chiara!”

Lì per lì non ho intuito. Pensavo si trattasse del muretto, e dei salti. Gli ho anche chiesto spiegazioni, ma lui ripeteva la stessa frase, con quell’accento sul mio nome, Chiara, facendomi intendere che si trattasse di un’anticipazione che aveva deciso di accennare appena, per prepararmi a una scoperta, una rivelazione, una meraviglia.

Però quando ho visto, ho capito. E in questi giorni ci ho pensato ancora, a quel gesto generoso e delicato di dire senza dire, per lasciarmi l’aspettativa di un’emozione senza tuttavia rovinarmi la sorpresa. Mi è parso un regalo prezioso.

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