la pasticceria e l’incognita del rientro dello Splendido

Ecco, siccome proprio oggi ho detto (scritto) che non potrei mai fare la pasticciera (con la i, mi hanno detto) stasera mi son messa in testa che devo fare la meringata di frutta.

La meringata di frutta la prima volta che l’ho preparata era l’11 maggio del ’97 e me lo ricordo perché faceva un caldo pazzesco, era il compleanno di mia sorella ed ero abbastanza decisamente incinta. Per puro caso quel giorno lì nacque anche Emma, la figlia di mia sorella, ma non quella del compleanno, un’altra: questa è la ragione per cui l’11 maggio da noi si festeggiano due compleanni insieme. Siccome quest’anno l’11 cade di lunedì noi si festeggia in anticipo: domani, per l’appunto. E io come da (si fa per dire) tradizione faccio la meringata.

Il mio problema è che io la meringa non la so fare sul serio. Cioè, monto gli albumi bene bene, con lo zucchero un po’ alla volta, tutto come dice la ricetta. Poi quando è ora di cuocerla vado in confusione. Uno mi dice tre orette a 130° a forno socchiuso, un altro massimo 100° per quattro ore a forno ventilato, addirittura certi 60° tutta la notte. Insomma io l’ho piazzata in forno a 100° ventilato ma socchiuso, pensando che però forse avrei dovuto usare il phon per una giornata e forse sarebbero venute meglio.

Adesso loro, le meringhe, due dischi grandi come la torta che dovrebbero diventare, sono lì dentro guardate a vista da un’oretta e io mi dico adesso che succede? Se mi addormento? Metto un biglietto allo Splendido che ci pensi lui quando torna? Sì, ma lui che ne so a che ora torna? E poi lo Splendido cosa ne sa se quando torna le meringhe sono cotte? E poi, diciamocelo, lo Splendido non torna di sicuro così presto.

Io non ci giurerei che stavolta mi riesca, la meringata.

 

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