gemelli ascendente granseola

 

 

Mettiti lì, fermo, che ti voglio fare il ritratto. Fermo, ho detto. Ma tu fermo non lo sei mai, anche se cerchi di stare immobile hai gli occhi che cambiano, la faccia che non trattiene le espressioni, il naso che se dici una bugia si vede subito. Come si fa a farti il ritratto? Poi, i pittori veri, quelli che hanno uno spirito di osservazione, non hanno mica bisogno di avere il modello davanti, lo dipingono a memoria, e ritraggono la sua personalità più dai dettagli che dalle somiglianze. Vero. Io infatti non sono pittrice, non saprei disegnare un cane o un bambino.

Vorrei essere pittrice e farti un ritratto in cui tutti capiscano come sei. In cui ci sia quello che sembri e quello che non mostri, ma che io vedo. Tutto e il contrario di tutto, come sei tu. Come quelle figurine che piacciono ai bambini, che quando le muovi cambiano immagine.
È impossibile, farti un ritratto, a te: che sei pieno di bianchi e di neri e anche di grigi e di blu, che bisogna stare attentissimi per non sbagliarsi, sui tuoi colori. Forse per farti un ritratto bisognerebbe fartene due: uno per ogni gemello. Quello destro e quello mancino; quello rilassato e quello ansioso; quello insicuro e quello estroverso; quello amorevole e quello tagliente.

Oppure se fossi pittrice ti farei un ritratto mentre dormi, perché ti ho guardato tante volte mentre dormivi: a me piace guardarti. E nel ritratto tutto quello che sei lo metterei nei tuoi sogni, da immaginare attraverso le tue palpebre chiuse. Ecco: quello saresti proprio tu.

 

 

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