“Il bambino e la città” (un post che salta di palo in frasca)

Penso che i testi che trattano di psicopedagogia siano molto utili ai genitori che, dopo averli letti, possono tranquillamente fare come gli pare, ma con l’animo più sereno.

Mi è venuta in mente questa cosa qui, oggi, ripensando al titolo di un libro di Françoise Dolto, che io ho letto e poi dimenticato, come al solito, anche se di sicuro leggendolo qualcosa avrò pensato e questo avrà senz’altro contribuito a fare di me la madre che sono.

Il titolo del libro mi è tornato in mente perché oggi Lorenzo doveva fare una cosa che non aveva mai fatto prima. Doveva uscire da scuola da solo e andare a piedi fino a casa di sua zia: in un certo senso doveva appropriarsi della città, una cosa che ai miei tempi era normale – tutti i bambini andavano a scuola, a catechismo, in palestra da soli. I bambini moderni no, non lo fanno più, e per tante ragioni.

Lorenzo era molto fiero di potersi arrangiare. Ha detto che a lui piace gironzolare da solo; credo che lo faccia sentire grande.

Mentre lui usciva da scuola da solo, io, dall’altra parte della città, pensavo a come i bambini per me sono come il pane. Io per fare il pane non riesco a seguire le ricette, e per educare i bambini non sono capace di seguire i manuali. È come se ti dicessero cosa devi fare senza sapere quale materia prima hai a disposizione. Allora io leggo le ricette e i manuali però poi faccio quello che mi dicono le mani e la pancia. La pancia, sì.

PS: Françoise Dolto è quella che ha inventato la Casa Verde e per questo le sarò sempre grata.

PPS: il pane comunque mi viene bene e i bambini… anche, secondo me.

 

 

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