plebea inside

La ragione, non l’unica ma la principale, per cui da grande non avrei mai potuto fare la principessa è la mia capacità pressoché nulla di dare ordini a chicchessia.
Questa mia evidente peculiarità si manifesta in maniera prepotente e definitiva quando mi trovo alle prese con la signora delle pulizie, una santa donna che proprio oggi, dopo un anno di lontananza forzata, è tornata a visitare la mia casa per la gioia mia e di tutta la mia famiglia, che negli ultimi dodici mesi si era arrangiata, tra un bonfonchio dissimulato e una malcelata insofferenza, nelle poche ma indispensabili incombenze domestiche di routine.

Io, dicevo, le abitudini all’altezzoso e distaccato atteggiamento di superiorità nei confronti dei subalterni proprio non son mai riuscita non dico ad acquisirle, ma neanche ad avvicinarmi all’idea; e poco importa che subalterni di fatto lo siano, se non altro per una questione di dipendenza economica.
Io ho il savoir faire di una sguattera, in queste occasioni qua. E invece di chiedere delle prestazioni specifiche (la pulizia dei vetri, il riordino di uno sgabuzzino, il ramazzamento delle foglie morte davanti al cancello), cosa che magari ci si aspetta da me, mi limito a consegnare con aria vergognosa detersivi e spugne, nella speranza che non mi si chieda “Da dove comincio?”

Poi, travolta dal senso di colpa al pensiero che qualcuno debba occuparsi della pulizia degli ambienti che noi abbiamo sporcato, comincio a darmi da fare come una forsennata nel tentativo di rendere il compito meno gravoso alla collaboratrice domestica.

Stamattina, il primo giorno dopo un anno in cui finalmente ho riavuto la signora delle pulizie, confesso che ho sgobbato come una dannata, non sopportando l’idea che qualcuno facesse il lavoro sporco al posto mio.

Poi ho pagato, come si conviene.

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