Quelli che se non era Natale eran più contenti

Quelli che se non era Natale eran più contenti, a me dispiace per loro, ma credo che se loro sono così, se il Natale gli fa così schifo, non è perché veramente gli fa schifo, ma perché sono stati sfortunati nella vita. Forse gli han dato l’imprinting sbagliato e hanno sviluppato un’idiosincrasia natalizia cronica.

Quelle persone lì, tante, e lo vedi dalle cose che dicono, dall’aria irritata che hanno, da come si esprimono nei socialnetwork – che i socialnetwork si sa che son dei posti in cui uno che la pensa come te, magari anche più di uno, qualunque cosa astrusa tu scriva, lo trovi sempre – lo capisci subito che del Natale l’unica cosa di cui si accorgono è l’assurdità dei comportamenti delle persone.
Ma secondo me il Natale uno se lo costruisce come gli piace: ci sono quelli che fanno la veglia la vigilia e sono contenti; quelli che magari non mettono neanche piede in una chiesa ma gli piace stare in famiglia, con le ciaccole, i bambini, le cioccolate calde e i tortellini; quelli che sono settimane che si annichiliscono in cerca di regali e per loro la festa è quella; quelli che fanno finta di niente, come se fosse un giorno qualunque.

Io, per esempio, sarà un mese che non entro in un negozio che non sia un supermercato per fare la spesa. Regali non ne compro, e non perché sono tirchia, ma perché a casa mia, da sempre, Natale è un’altra cosa.
E’ l’albero scalcagnato che ogni anno diciamo che ne compriamo un altro e poi invece ci siamo affezionati; le palline che la gatta le tira giù un minuto sì e l’altro anche; i bambini che improvvisamente hanno voglia di biscotti, dolcetti, forno acceso di continuo e profumi vanigliosi per casa; gli amici che ti dicono “magari per le feste riusciamo a vederci” e tu speri che stavolta sia per davvero; il tè con le cugine; le poesie dei nipotini più piccoli; la cena della vigilia che quest’anno, ci siamo contati, saremo 38; lo Scarabeo il pomeriggio di Natale, che io ci provo sempre e chissà che  qualcuno abbia voglia di giocare con me.

I regali, l’affanno consumistico compulsivo, lo stress dell’obbligo all’acquisto per amici e parenti li lascio serenamente agli altri, quelli che se non hanno una montagna di pacchi sotto l’albero non  gli sembra neanche festa.
E a quelli che brontolano, se vogliono passare da me gli faccio trovare un pacchettino tutto per loro, con quattro chiacchiere e due biscotti al cioccolato, ché se uno è insensibile a un biscotto al cioccolato allora vuol dire che è irrecuperabile e allora deve solo portare pazienza: pochi giorni ed è tutto finito.

Annunci