della voglia di buttarsi a corpo morto in tutte le simbologie del mondo

Il melograno che Lei ha in giardino – vorrei dirgli – è di una bellezza che fa male agli occhi. I suoi frutti hanno il colore esatto della parola palpito. Trasuda fertilità e abbondanza come nessun’altra cosa io conosca; mette voglia di rubarli, quei frutti, ho già in bocca il sapore dei chicchi che, posso indovinare, scoppiettando tra la lingua e i denti fanno lo stesso rumore della pioggia sul bagnasciuga.

È un peccato – vorrei dirgli – lasciare che l’albero, seppur magnifico nella sua perfezione cromatica, resti a sopportare il peso dei frutti già maturi: ne approfitti, lei con la sua famiglia; goda per me dello scrocchio nello spezzare la melagrana, della freschezza umida dei grani di rubino, della dolcezza acidula del succo che ricorda giorni dimenticati e delizie desuete.

Oppure ne regali qualcuna a me, che saprei cosa farne: così, vorrei dirgli.