un post che è una zonta*

Sono tornata a rivedere una cosa che mi era piaciuta e hanno cominciato a tornarmi in testa dei pensieri. Per esempio mi è venuto in mente che mentre guardavo la mostra pensavo che con certe foto sarebbe stato bello se avvicinandosi si fosse sentito l’odore. Di altre foto, invece, pensavo che fosse una fortuna che non si sentisse l’odore perché sarebbe stato insopportabile non per il naso ma per il cuore.

Mi ha fatto ripensare a quel che mi capita quando sono in un posto affollato, in autobus, in una fila, al cinema: quando passo vicino a una persona che mi piace respiro forte nella speranza di sentire che profumo ha. Quando qualcuno mi irrita trattengo il respiro come a respingere qualunque possibilità di compenetrazione olfattiva. Non è solo questione di bello o brutto, pulito o sporco, attraente o meno; non c’entra l’odore in sé, piacevole o disgustoso: ha più che altro a che vedere col desiderio di conoscenza oppure, al contrario, col rifiuto di qualunque contatto.

Un’altra cosa che ho pensato, a rivedere quella cosa che già la prima volta mi era piaciuta, è che solo le mani, alla fine, parlano un linguaggio universale. Più della voce, più degli occhi, per me. Che mi son chiesta se sia possibile mentire, coi gesti. Secondo me no.

*aggiunta