bisogna educarli da piccoli

E poi ci fu, quindici anni orsono, la prima notte di nozze. Ne vogliamo parlare?

La prima notte di nozze, una volta, secondo me aveva il suo bel perché: dopo che avevi passato mesi o anche anni a guardarti da lontano e a sfiorarti le mani di nascosto, nei giorni in cui i genitori si scordavano di sguinzagliarti dietro orde di fratelli più piccoli, ti trovavi finalmente a casa tua e fuori tutti; tu e lui e insomma, improvvisamente soli, capisco che non si potesse attendere un minuto di più.

 Noi dopo quella giornata lì, quando ci siamo trovati da soli, è stato per scoprire che avevamo una tenda al posto del letto, e io non so se fosse perché ero stanca morta, ma pur di non fare la fatica di smontare la tenda e rimettere il materasso giuro che se la temperatura non avesse sfiorato i 2000° ci avrei dormito dentro. Insomma dopo tutta la giornata di emozioni e amici e mal di stomaco (ché io ero agitata forte, l’ho già detto) e smonta la tenda, finalmente avevamo un letto e credo che dopo un microsecondo il mio novello sposo abbia capito che dormivo. Va detto che la mia intenzione era appunto quella di mettere la testa sul cuscino e svenire tra le braccia di Morfeo. Anche perché, diciamocelo, nei nove anni precedenti noi non è che ci fossimo sfiorati le mani di nascosto e quindi onestamente la mia priorità in quel momento era il sonno.

 Epperò gli uomini voi li conoscete. Nel cuore della notte sento quello che dorme impunemente nel mio letto che mi importuna ripetutamente fino a svegliarmi. È la nostra prima notte di nozze, dice, non vorrai mica dormire tutto il tempo?

Beh, quella notte credo di avergli fatto il più grande cazziatone della mia vita.

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