sono nonna dentro (credo)

Mi piacciono le lenzuola bianche.

Quelle con le foto di maree azzurre, orsi polari, foreste amazzoniche mi fanno orrore:  solo il pensiero di dormirci dentro mi scatena un tormento più fisico che interiore e mai sono stata tentata di comprarne, nemmeno alla più conveniente delle fiere del bianco.
Tollero le lenzuola colorate a tinta unita, purché di colore tenue, benché io non sia affatto amante dei colori pastello: ne possiedo alcune ma ne faccio un uso specifico, considerandole presidio para-alberghiero e in quanto tale riservato ai letti degli ospiti.
In caso di assoluta necessità posso concepire di preparare il letto in cui dormo con un lenzuolo di sotto colorato ma mai con un lenzuolo di sopra che non sia candido.
Fanno eccezione i copripiumoni in quanto pseudocoperte, del resto ogni regola va infranta almeno in un’occasione.

Le lenzuola che possiedo provengono per la maggior parte da mamma, zia, nonna. Ho comprato solo quelle con gli angoli: si sa che quelle con gli angoli vanno e vengono, non hanno storia, hanno una funzione e un senso ma non c’è legame, non c’è affetto.
Invece le lenzuola di sopra sono pezzi di amore familiare che non si estingue. Le mie preferite sono tre.

Uno è un lenzuolo di cotone  molto spesso, lo uso per i periodi freschi, per quando ho voglia di sentire il peso del tessuto addosso, per quando non fa freddo ma sto bene coperta. Ha un inserto a fiori piccolissimi in verde e azzurro. È un lenzuolo che viene da casa dei miei, una cosa che sa di famiglia come poche.

Il secondo è, al contrario, un velo di pelle d’uovo così leggero che non ha peso, non ha spessore. Ha un ricamo bianco su bianco ed è il lenzuolo per i giorni più caldi perché si appoggia fresco sulla pelle e quando vuoi scivola con un soffio. Non l’avevo mai visto prima di sposarmi e non so da dove venga.

L’ultimo è un lenzuolo di lino semplice, bianco, di un bianco che sa di tempo che è passato, infatti il mio lenzuolo ha visto il tempo passare invecchiando senza ingiallire. È ruvido ed essenziale, senza segreti, nudo, pulito, onesto. Un lenzuolo da nonna. Un lenzuolo robusto e povero eppure prezioso. Senza fronzoli. Eterno.

Tra tutti i regali che ho ricevuto nella mia vita queste lenzuola, insieme agli asciugamani ricamati da mia zia, son le cose a cui non potrei rinunciare mai.

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Mi ricordo la sorpresa

Un regalo inatteso, una lettera che non ti aspetti, una telefonata in un giorno qualunque: anche adesso amo le sorprese, penso che sia perché da piccola sono loro che mi hanno aperto le frontiere del godimento puro.

Mi ricordo la sorpresa di lenzuola fresche sotto al copriletto, profumo di bucato, lo scrocchiare del tessuto appena stirato, senza grinze, che si stropicciava sotto al mio primo sonno. Allungare i piedi fino in fondo al letto per regalare alla pelle la scivolata di cotone intonso, un momento che durava il tempo di scaldare il letto, che poi non era già più nuovo.

Una delle meraviglie dell’infanzia che stranamente non si è persa nella memoria, nonostante sia una sensazione che non provo più, da tanto.
Adesso sono io che le cambio, le lenzuola: non son capace di sorprendermi da sola.