di come l’incauto zelo di una madre può portare il giovine a una spirale di tossicodipendenza

In giovane età, prima di sviluppare questa idiosincrasia per la chimica che mi fa guardare con sospetto qualunque prodotto esca da una casa farmaceutica, per farmi passare il mal di testa credo di essermi impasticcata con qualunque cosa, spesso sotto controllo medico ma qualche volta anche no, tipo quella volta in cui a mia madre è venuta la brillante idea di passarmi una delle sue compresse miracolose che si faceva spacciare direttamente dalla Germania (tra tossici usa).

Non ricordo se abbia funzionato per la cefalea, occupata com’ero a studiarne l’effetto allucinogeno: era un po’ come camminare a trenta centimetri da terra; neanche male come esperienza.
Mia madre ha sempre negato che il mio stato potesse dipendere dalle pasticche, che lei prendeva regolarmente senza problemi. Poi però mia cugina che è psichiatra e di roba psicotropa se ne intende abbastanza mi ha detto che quel farmaco lo facevano con la segale cornuta.

Poi si stupiscono che una diventa omeopatica.

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