in cui facciamo tutti gli auguri a mia madre che compie gli anni

Dice mia madre che non si capacita di essere arrivata a settant’anni, lei che se ne sente a malapena trentadue.

In effetti mi sono spesso chiesta dove trovi  tutta l’energia che mette nelle cose, al contrario di me, che fatico spesso a trovare la forza: ho sempre pensato di esser nata mollusca.
Finalmente ho capito che è anche questione di anzianità. Io che mi son fermata come età mentale ed emotiva ai miei quaranta: non tecnicamente ma spiritualmente ho otto anni più di lei.  E li sento tutti.

Annunci

di come i sentimenti cambiano senza in verità cambiare per niente, o viceversa

È con un lievissimo senso di colpa, così lieve da non essere ben percepito nemmeno da me se non a distanza di tempo, che negli ultimi dieci anni ho vissuto l’11 settembre come un giorno di festa. La festa di mio figlio che compie gli anni, la festa mia che un 11 settembre sono diventata come per magia la persona che volevo essere, grazie a lui.

Non è mica facile festeggiare l’11 settembre, dopo l’11 settembre.
All’inizio ti viene la tentazione di anticipare, posticipare, come se non avessi più tanto il diritto di gioire spudoratamente per un compleanno in un giorno che tutti considerano infausto come pochi. Poi ti dici che invece gioire si può e magari anche si deve, e non anticipi e non posticipi un bel niente, festeggi come si festeggiano tutti i compleanni, e però ogni 11 settembre ripensi a quel compleanno lì, coi bambini al parco giochi e la festa più triste che si possa immaginare, che ricordi ancora come un delirio di discordanza tra lucidità e incoscienza, tra serenità forzata e angoscia trattenuta, tra sgomento interiore e calma apparente.
Fortuna che a quattro anni non ti rendi conto che il mondo sta cascando a pezzi e i grandi son lì a sorriderti per tranquillizzarti, come se niente fosse, pensavi e pensi.

Dopo dieci anni è impressionante percepire che non è cambiato quasi niente. Sembra ieri.
Invece mi ritrovo di fianco questo ragazzetto che è evidentissimo che non ha più quattro anni e che non si accontenterebbe, oggi, di un sorriso tranquillizzante. Forse è per quello che mi sento più inquieta oggi che nei dieci anni passati ed è una sensazione del tutto inattesa: stranamente allora mi succede che è con un certo lievissimo senso di colpa che mi sforzo di non far vedere che anche se onoro il sacrosanto diritto a una festa di compleanno – per cui mi adopero meglio che posso, preparando cibo, lavando stoviglie, assecondando desideri – lo faccio altalenando tra l’allegrezza e il senso di precarietà.

C’è proprio gente che non trova pace, a questo mondo.