Carnevali

Per un periodo, da adolescente, gli ultimi di Carnevale sono stati giorni di gioco autentico e travestimento collettivo.
Un anno siamo stati cielo di notte (mia sorella), cielo di giorno (io) e arcobaleno (mia cugina) avvolte in chilometri di tulle multicolore.
Un altro la banda del Mago di Oz al completo (io, l’uomo di latta: conservo ancora l’oliatore, rosso, comprato per l’occasione).
Nell’86, periodo di tormento e solitudine, ricordo una me stessa musona seduta sui gradini della scuola col costume di Carnevale meno riconoscibile della storia (e sotto, sotto compiaciuta di esserlo, irriconoscibile) emula, fresca di concerto, di Jim Kerr (purtroppo mancano le prove fotografiche ma ero bellissima, ancorché tutt’altro che carnascialesca nell’umore).

Prove fotografiche esistono invece per quello che è stato, io credo, l’ultimo vero Carnevale della mia gioventù, una Pippi appena imbronciata e leggermente scosciata ma tutt’altro che maliziosa che posto qui prima che il tempo si mangi quel che resta di una consunta polaroid d’antan.

 

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