funziona anche coi biscotti

La vita è costellata di segni.

Certi vecchi antichi (cit.) cercavano premonizioni nelle stelle, negli eventi meteorologici, in varie manifestazioni della natura: da questi traevano indicazioni sull’orientamento di un fato più o meno benevolo e si comportavano di conseguenza.

Oggi, per indovinare quel che il destino ci riserva durante la giornata o la settimana possiamo affidarci ancora agli astri e scegliere l’oroscopo che più ci aggrada (ma io ve lo dico: non è un sistema infallibile), oppure rovistare tra gli accadimenti della giornata per individuare inequivocabili indizi di una sorte benigna.

Io mi affido alle polpette.
Comincio a scucchiaiare l’impasto in palline disposte in file disciplinate senza premeditazione, secondo l’ordine naturale della teglia, il numero di ranghi che si autodetermina a seconda della misura delle palline e della dimensione della leccarda. Se l’ultima polpetta corrisponde all’ultimo spazio rimasto è auspicio di sorte propizia e umore spensierato; in caso contrario metto in conto intoppi e congiunture avverse ad abbattersi sul mio cammino.

Ultimamente finisco sempre le polpette miracolosamente all’ultimo spazio.
Pensavo, come prova del nove, di affidarmi al riscontro – estremamente rischioso ma decisamente risolutivo – della gugliata di filo: un cimento che spetta agli audaci, dal momento che solo in casi rarissimi l’ultima gugliata è sufficiente e anzi in genere finisce quando mancano al massimo due o tre punti, e – contrariamente alle polpette, in cui il meno integerrimo tra di noi potrebbe avere la tentazione di barare, aggiungendo o togliendo qualche grammo di impasto al fine di concludere la teglia in modo conveniente – coi punti non si bara, pena una cucitura troppo tesa.

Son qua che ci penso, perché non vorrei che il mio eccesso di zelo mi si ritorcesse contro; mi han detto che Saturno non mi è fausto: magari cucio domani.

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il rosa non esiste

Nel mio mondo perfetto il rosa non esiste, o quasi.
Esistono tutti gli altri colori: il verde che, anche se non è il mio colore preferito, è parecchio utile in natura; i gialli per ovvi motivi solari e floreali imprescindibili; il rosso in tutte le sue declinazioni per via del sangue, dei papaveri e del pomodoro, tutte cose di cui non si può fare a meno e di cui è bene ricordarsi spesso; l’arancione che è il colore dell’agrumitudine e del tramonto; i bianchi e i neri di tutti i tipi per quando si cercano il silenzio e la solitudine e dei vestiti molto eleganti.
Soprattutto ci sono tantissimi blu e viola, dagli azzurri pallidissimi ai ciclamini e in casi più unici che rari perfino del fucsia; una miriade di celesti polverosi e blu notte e grigi azzurrognoli e turchesi e blu cobalto, verdiazzurri e indaco e lavanda.
Il mio mondo perfetto è molto, molto blu ma tutt’altro che monotono.

C’è davvero poco posto per il rosa nel mio mondo perfetto, però sono disposta a fare un’eccezione per i maiali e le tamerici, che non so immaginare di un colore diverso (anche se, lo so, esistono).

sulla delusione

Un mio amico una volta ha detto che quando qualcuno ti delude sono cazzi tuoi perché sei tu che hai sbagliato a modulare le aspettative nei suoi confronti. Questa cosa mi ha sempre turbata perché sono una che parte dal presupposto che in una relazione di qualunque tipo siano due gli umani che interagiscono e che quindi, quando qualcosa va storto, ci si trovi entrambi a viverne le conseguenze.

Se sono cazzi di uno solo dei due vuol dire non che qualcosa è andato storto ma che l’altro, nella relazione, forse non c’era mai veramente entrato.

deve trattarsi di un carattere genetico recessivo

Lo ammetto: non le ho prese bene, queste elezioni. Ero preoccupata prima, sono abbastanza angosciata adesso, e quelli che ridono e sorridono per il risultato mi danno sui nervi semplicemente perché penso che in una situazione del genere nessuno dovrebbe essere contento, indipendentemente da quel che ha votato e dal motivo per cui l’ha votato.

La campagna elettorale mi ha fatta soffrire come poche cose al mondo per la maniera in cui mi sono sentita considerare: suddita, adepta, babbea, credulona, nella migliore delle ipotesi audiolesa. In ogni caso l’ho trovata una campagna offensiva, nei toni e nei modi e nelle parole. Non mi pentirò mai di aver votato il solo schieramento da cui mi sia sentita considerare un’elettrice normale.

In questi giorni mi sono sentita molto incompresa, un po’ maltrattata, parecchio frustrata. Ho cercato di esprimermi (male, e probabilmente con un eccesso di enfasi) in modo che si capisse che io non disprezzo le scelte altrui (certe scelte altrui, almeno) ma in alcuni casi fatico a comprenderle.

Ho in effetti, lo riconosco, scarsa stima per chi non prende posizione: gli astensionisti per principio, i pigri, quelli che “Nel dubbio voto uno che non ha nessuna chance, male non può fare” oppure “Nel dubbio non voto”. Sono anche abbastanza infastidita dal voto di protesta dopo i 19 anni. 
Penso che un adulto debba accettare che il suo compito sia anche quello di imparare ad esercitare l’arte del compromesso, le volte in cui il compromesso è più utile dei capricci, perché difficilmente si potrà mai riconoscere al 100% nelle proposte di un partito a meno che quel partito non l’abbia fondato lui stesso. 

Penso anche che dopo i 30 anni tu non possa lamentarti della situazione politica se nel frattempo non hai esercitato il tuo diritto al voto. Non dico che l’astensione non sia legittima, semplicemente ti fa perdere il diritto alla lamentela e quindi anche ai proclami inneggianti al cambiamento istantaneo. È una questione di dignità.

Quello che contesto non sono i voti diversi dal mio ma la scarsa considerazione del voto, le scelte di comodo, la convinzione che la politica sia una cosa facile al punto che non sia necessario prepararsi, almeno un minimo, prima di buttarsi nella mischia, come se fosse superfluo conoscere l’alfabeto per scrivere le lettere d’amore.

Mio marito, con cui difficilmente mi trovo d’accordo politicamente anche quando miracolosamente votiamo dalla stessa parte, dice che non parlerà mai più di politica con me. Già succedeva poco prima…
Credo di capirlo, dopotutto: mi sono resa conto, mentre tra me e me facevo una sorta di esame di coscienza, che chi come lui e come tanti (legittimamente e giustamente, non dico di no) in questo frangente ragiona con atteggiamento cerebrale sul voto prima e dopo, e riesce a parlarne con distacco emotivo e lucidità, e stigmatizza quelli come noi che invece non ce la fanno, probabilmente non ha idea di cosa significhi essere nati col cuore a sinistra.

paure/2

Temo di non saper distinguere tra autostima e presunzione.
Nel dubbio, spesso opto inconsciamente per il bassissimo profilo (quasi sotterrato direi).
Le volte in cui forzo la mia autovalutazione al di sopra del minimo sindacale poi automaticamente mi vergogno di me stessa.

Credo sia una malattia. Certamente non è un pregio.

mezzo. E mezzo no

Oggi ho visto un tizio, mezzo tossico mezzo punkabbestia, i capelli mezzi rasati e mezzi rasta: brutto, sporco e dallo sguardo malato.

Mentre camminava, con un gesto meccanico, ha buttato una carta nel cestino: ho notato il gesto ancora prima di accorgermi del cestino.

Quello che ho pensato è che per quanto scegli, o ti capiti, di  vivere come un  mezzo disgraziato, nei gesti sovrappensiero esce l’educazione che hai ricevuto.

l’umanità si divide/4

L’umanità si divide in quelli che se non fanno attività fisica stanno male e quelli che se non fanno attività fisica stanno benissimo uguale.

Nessuno nega che lo sport faccia bene a tutti, anche ai pigri cronici: infatti quando ti sforzi e superi la tua naturale indolenza per andare a sudare in palestra o in piscina (no, in piscina non si suda) o su un campo da tennis poi ne esci rinfrancato nel corpo e nello spirito.
Però il lavativo di natura, diciamocelo, sta come un papa anche da fermo, e deve trovare la ragione di cotanto sforzo in uno stimolo esterno.

Io, che ovviamente sono una scioperata della peggiore specie, lungi dal provare piacere nella fatica fine a se stessa, mi costringo da quattro anni a frequentare con assiduità un corso di pilates unicamente per sentirmi dire da mio marito:”Hai un culo magnifico” (*)

Quelli che si regalano sfacchinate in bicicletta sui colli ogni domenica o chilometri di corsa sotto la pioggia solo per sentire i muscoli in attività li stimo, ma non li capirò mai.

(*) il che è comunque un’iperbole dettata dal sentimento, è piuttosto evidente…