a volte succede qualcosa di dolce e fatale*

Era il giorno del suo compleanno e G. aspettava, in bilico tra speranza e disillusione, cercando nell’autoironia, di cui era fortunatamente ben dotato, un appiglio per non darla vinta alla tristezza.

Secondo i suoi amici, G. non aveva ragioni apparenti per considerarsi un uomo infelice ma, a ben vedere, per anni aveva patito una vita senza amore.
Con sua moglie aveva sempre diviso con entusiasmo il letto e non molto di più, fino al giorno in cui all’amore si era arreso, ma con la donna sbagliata: quella che in pochi mesi gli era entrata nel cuore senza permesso, approfittando del suo bisogno di spendersi, finalmente, anima e corpo, in una storia.
Nell’attimo in cui l’aveva riconosciuta, aveva avvertito il desiderio e l’urgenza di appartenerle e da quel momento aveva preso a sognare di lei, consumando a fatica i giorni e dilatando le notti nella lunga, lentissima attesa dei loro incontri.
Lei, non lo sappiamo cosa provasse: quei sogni forse non li conosceva, come non sapeva del tormento di lui, infedele ogni notte nel proprio letto coniugale. Ignorava perfino l’inquietudine incontenibile di mani, di pelle, di sesso che lui sperimentava ogni volta che lei si allontanava, distogliendo lo sguardo e la mente da loro due. Perché lei sì: si allontanava, incostante.

Il giorno del suo compleanno G. sperava in un cataclisma che rovesciasse il mondo e invece gli arrivò in regalo un pacco. Dentro il pacco, avvolta da strati di plastica a bolle, c’era la sua vita: per tirarla fuori lui non ebbe da fare altro che prenderla in mano.

* Daniele Silvestri: L’autostrada

 

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rivelazioni

Confesso che non ho mai avuto una grande affinità con il Santo patrono dei cioccolatini, quindi sabato ho pensato bene di invitare a cena otto persone (al netto della mia famiglia) per le quali ho allegramente spignattato per gran parte della giornata.

Ho evitato accuratamente di costruire cuori di biscotto e cupidi di cioccolato e invece, tra un pelamento di patate e una grattugiata di formaggio, tra una spennellata d’olio e un rosolamento di cipolla, di tanto in tanto ho buttato un occhio al computer con cui ho giocato un pochino, nelle pause. Il computer ne porta ancora le tracce: entrato in contatto con la pirofila del dolce durante il transito di quest’ultima dal tavolo al forno, ha acquisito un tocco di classe con un baffo appiccicosetto di crumble di pere al cioccolato. Buonissimo.

chiaraTutto questo per spiegare come ho scoperto una verità scomoda ma, ahimè, ineluttabile: nonostante i miei sforzi, fatti specchiandomi sulla porta del forno; sebbene sia stata del tutto obiettiva nel dichiarare un mento abbastanza pronunciato e un naso decisamente importante; benché abbia avuto anche l’onestà di aggiungere due zampette di gallina ai lati degli occhi, il mio avatar è venuto decisamente più carino di me.

Spettroscopia

Cera un uomo che si lavava con il sale e si deodorava con i sassi. Il sapone non gli piaceva perché, diceva, sporca tutto quello che non pulisce (e aveva ragione). Anche per questo, forse, il suo profumo era del tutto inafferrabile; forse, anzi, non cera: perché se gli passavi accanto ti pareva di sentirlo ma poi non riuscivi a ricordarne nemmeno una nota.

Aveva, sul viso, due rughe scavate da lacrime asciutte, e parlava una lingua di sguardi muti.
Aveva girato il mondo perciò conosceva tutte le forme della luna; e con la luna ogni tanto parlava, come si fa con unamica. Lei rispondeva, di volta in volta, in una lingua o nellaltra: avresti detto che erano fatti della stessa creta, invece la luna era di polvere e pietre; lui di respiro e silenzio.

 
Sapeva cantare carezze della buonanotte con mani di piuma che dinverno aveva seccate dal gelo, sulle nocche; e regalare piccoli baci leggeri sulle labbra alle ragazze che salutava sulla porta.
Come un gatto, raccontava delle sue molte vite, ognuna modellata sulle sue ossa ma talvolta vissuta con fatica.

Cosa cercasse non lo sapeva nessuno: lo si vedeva, inquieto, annusare la strada, che percorreva senza esitazione con lintuito del geografo.
Dicono che una volta abbia avuto paura di perdersi, ma poi abbia guardato il cielo e trovato una costellazione.