un dettaglio

Ieri per mio figlio è stata la prima volta in cabina elettorale. Forse era un po’ emozionato, non so: sicuramente ci teneva, e aveva ragione perché era una cosa importante, una cosa da grandi.

La mia prima volta, invece, io non me la ricordo, e forse so perché. Forse quella volta non ero agitata perché sapevo già tutto. E lo sapevo perché in verità, la mia prima volta, era stata insieme a mia nonna, all’età (mia, non di mia nonna) di – forse – sette anni, quando mi avevano lasciata entrare nella cabina con lei, e a me quella cosa di votare era sembrata bellissima e avevo guardato bene come si doveva fare.

Poi da grande ho votato quasi sempre perché quella cosa negli anni ha continuato a sembrarmi importante e bellissima, come concetto. Una cosa, nel concetto, ancora rivoluzionaria, a pensarci.
Perfino ieri, che in realtà non sapevo affatto cosa scegliere e non mi sembrava giusto che domandassero a me cose di cui non sapevo abbastanza, ed ero comunque sicura che il quorum fosse lontano milioni di miglia, ci sono andata.
E nel mentre pensavo: “Che peccato, che votare sia diventata questa cosa qua. Un dettaglio”

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