qual è stata la scelta più difficile? (una domanda millimetrica)

Penso di avere avuto, finora, una vita facile.
Facile non significa che non mi siano mai capitati i momenti bui o le preoccupazioni o i dolori: facile per me vuol dire che non mi sono mai trovata di fronte a un grande bivio, a scelte che mettessero in crisi le mie sicurezze o a decisioni che fossero in grado di cambiare il corso delle cose. Non ho mai nemmeno dovuto prendere iniziative d’emergenza per salvaguardare la salute o la vita dei miei figli: cosa, questa, che nella mia mente rappresenta il massimo immaginabile della difficoltà di scelta.

Le scelte difficili della mia vita, quindi, si sono mantenute sempre, tutto sommato, a un livello sopportabile di travaglio.

Quello che posso dire è che, salute a parte, quello che rende veramente ardue le decisioni è la scelta tra il proprio bene e il bene altrui, intraprendere qualcosa che desideriamo ma che sappiamo potrebbe dispiacere a quelli che amiamo; scegliere di mettersi al primo posto sapendo di far del male a qualcuno e prendersene la responsabilità. Oppure, per paura del dolore altrui, rinunciare sapendo che ci porteremo dietro del rimpianto. Distinguere tra quello che è necessario e quello che è superfluo.
In questo senso può sembrare una cosa da poco, ma andare a vivere un anno a Roma a 23 anni è una decisione che non ho preso con spensieratezza (ed era giusto così)

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