prove tecniche di democrazia/2

Lorenzo da ieri e per le due prossime settimane è capoclasse.
Lo scopro in macchina, con tre ragazzi che chiacchierano e mi raccontano la loro mattina di scuola e il concerto del pomeriggio: le cose che si scoprono dei propri figli scarrozzando i loro amici sono incredibili e io ne approfitto, quando posso. Mentre guido loro parlano senza accorgersi di me, ho notato che funziona così: se li lascio fare per qualche minuto poi posso permettermi di intervenire con qualche domanda senza che si sentano interrogati o spiati.
È così che scopro come funziona la cosa dei capoclasse: ogni due settimane ci sono le elezioni. I candidati vengono votati per alzata di mano e i due che hanno raccolto i consensi maggiori vanno al ballottaggio. Poi il neoeletto nomina il suo vice.

La grande novità è che per la prima volta è stato eletto un maschio: in classe le femmine sono in numero maggiore e si sa che le femmine votano le femmine, il che è un’ingiustizia clamorosa. Ci vorrebbe un’alternanza, dicono (non usano questo termine ma il senso è quello), mi aspetto che tirino fuori da un momento all’altro la questione delle quote azzurre.
È chiaro che prendono molto seriamente queste elezioni. Criticano una bambina che si candida ogni volta senza essere mai eletta e anzi insiste ad autovotarsi quando ormai è ovvio che così facendo disperde il suo voto. Questa cosa della dispersione del voto torna anche quando mi raccontano che per eleggere il maschio hanno dovuto fare delle consultazioni preventive e votare compatti.
La soddisfazione dei tre per questa conquista è evidente dall’entusiasmo con cui la raccontano: ci tengono a specificare che queste sono elezioni democratiche, lasciando intendere che se le femmine avessero vinto per l’ennesima volta loro avrebbero dovuto accettare la sconfitta invece questa volta ce l’hanno fatta perché avevano un candidato forte.

Chiedo a mio figlio come abbia scelto il suo vice. Mi aspetto che abbia preferito un amico, invece mi spiega che ha nominato vice la sua sfidante al ballottaggio.
“Perché se è andata al ballottaggio vuol dire che aveva il sostegno del popolo”, mi dice.

Le prime prove di democrazia qui

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