del perché la modernità applicata al caffè non ha senso

Le capsule, le cialde, le macchine che lo fanno con la sola imposizione del pensiero diretto o laterale, le caffettiere programmabili, il caffè istantaneo, altro che sicuramente esiste ma che al momento non mi viene in mente: sono il nulla di fronte all’unica vera esperienza sinestetica caffettosa che tocca il suo apice nel momento in cui apri un nuovo pacchetto di polvere di caffè e il profumo te lo senti dentro la pelle, nei bulbi piliferi che si contraggono in un brivido, anche un po’ nel cuoio capelluto e nei polpastrelli.
Poi, il caffè, quando lo bevi, hai già goduto: quasi quasi si potrebbe anche farne a meno.

4 thoughts on “del perché la modernità applicata al caffè non ha senso

  1. e io che nemmeno lo bevo, il caffè, mi tengo una busta aperta nell’armadietto del miele, dei biscotti e tutto il corredo colazionifico, per sentire quel profumo splendido ogni volta che lo apro… e che quando ho ospiti, spero tanto lo bevano, per sentirlo in tutta la cucina… brava, verissimo.

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