dove si scopre che il contrario di un pensiero scomodo è un pensiero scomodo uguale

Ci ho messo qualche giorno per farmi un’opinione e ancora non sono sicura che sia quella definitiva. La cosa è partita da una conversazione tra amici, si parlava dei libri che uno non vorrebbe che esistessero, nella sua casa, nella biblioteca del suo quartiere, magari nel mondo: autobiografie nauseabonde, trattati ideologicamente repellenti, teorie politiche inaccettabili.

Ascoltando il racconto di un’amica bibliotecaria che spiegava la difficoltà di respingere al mittente certi volumi, sulle prime mi son sentita d’accordo all’idea che si tenda a rifiutare il possesso di libri il cui contenuto in qualche modo ci turba: libri ambasciatori di idee che non ci appartengono e che vorremmo anzi allontanare con forza da noi e certamente non divulgare.
Poi però mi sono un po’ ribellata a questo sentimento che non mi piaceva.
La censura, ho pensato, o non deve esistere mai o può esistere in certi casi: il che significa sempre, se è vero che quando c’è uno che ha ragione c’è per forza un altro che ha torto, come dove c’è un cattivo ci dev’essere anche un buono, dove un santo un peccatore, dove un guelfo un ghibellino.
Troppo comodo gridare allo scandalo quando sentiamo proposte aberranti come quella di bruciare i libri di certi autori per le loro idee e dare per scontato che sia sacrosanto eliminarne altri.

Non sono affatto sicura di aver ragione ma penso che nascondere sotto la sabbia le idee che reputiamo sbagliate sia controproducente. Le idee che consideriamo pericolose, offensive, indecorose andrebbero sbeffeggiate, smentite, combattute a suon di dialettica. Sotto la sabbia possono restare intatte, ben conservate, finché a qualcuno non viene in mente di scavare con la paletta.
A lasciarle in piazza esposte al pubblico ludibrio o al sano contradittorio secondo me si consumano più in fretta.

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12 thoughts on “dove si scopre che il contrario di un pensiero scomodo è un pensiero scomodo uguale

  1. @ale, certi aborti letterari si autosputtanano appena usciti, dài 🙂 (mica per niente han bisogno di far ricorso a QUELLA pubblicità)

  2. È il problema dell’agire per linea di minima resistenza. La censura è sempre la strada più facile. Ha ragione da vendere: dare aria alle idee è il metodo migliore per verificarne la solidità. L’abbondanza di ossigeno esaurisce i fuochi fatui in un attimo, quel che resta è legna buona. Non a caso chi tenta di venderci certe idee finisce per giustificarsi quando ne giudichiamo le conseguenze.

  3. Tutto condivisibile e ben scritto 😉

    Mi son fatto un trip ricordando qualche vecchia lezione all’Università e pensando alle logiche “ricorsive” che scaturiscono da questi ragionamenti… E la cosa mi ha dato lo spunto per un post che scrivero’ (grazie!!!)

    @arcureo: la conosci la barzelletta sull’Unità ed il lettore affezionato? (c’entra una sega ma è divertente)

    Figlio: “papà, gli asini volano!”
    Padre: “dai, figliolo, non dire fesserie”
    F: “papà, ma è scritto su L’Unità!”
    P: “Eh… Allora… Forse non volano proprio, ma sicuramente faranno salti chilometrici!”

  4. tra un po’ questo post me lo perdo e invece bisogna che risponda 🙂

    io credo che ci siano biblioteche che devono conservare tutto e sono quelle di conservazione, oppure quelle specifiche su certi argomenti che quindi scavano su un argomento ed è giusto che scavino per bene. Poi ci sono biblioteche che hanno invece il compito di raggiungere un bacino più ampio possibile di gusti. Lì necessariamente si devono effettuare delle scelte che devono tenere conto di tante cose e non devono e non possono accogliere tutto o conservare tutto. Questa non è censura. Se un utente cerca un libro che non ha spazio all’interno della collezione lo si cerca in cataloghi che hanno più ragione di averlo. Al di fuori di ogni ideologia o gusto personale te lo assicuro. Quello di cui si parlava è ben altro. Sono quei libri che proprio per una questione che va ben al di là dell’interesse di un bacino ampio di persone ma per motivi più sottili vengono donati in massa alle biblioteche. Questi possono essere legittimamente scartati (o tenuti dipende dalle scelte) dalle Biblioteche pubbliche e conservati in altre tipologie dibiblioteche. Vedi l’esempio dell’Autobiografia di Priebke di cui si parlava. Che è stata davvero inviata in massa ovunque e che presentava delle caratteristiche ben particolari. Oppure gli scatoloni di libri sulla dottrina di Scientology. Un libro su Scientology sta legittimamente nella classe delle religioni ma tutta la dottrina di Scientology in in un numero molto consistente di volumi non può avere spazio in una biblioteca pubblica. Come non ce l’hanno i libri di catechismo sia chiaro.
    Ti confesso che quando ho iniziato a lavorare in biblioteca avevo un’idea molto diversa riguardo allo scarto, o al buttare via i libri o a selezionare in maniera anche apparentemente decisa. Poi col tempo ho capito che ogni struttura ha la sua funzione e su quella devono misurarsi le scelte. Ti assicuro che il tutto è molto più libero e imparziale di quanto ti possa sembrare. Mettere insieme il rogo dei libri e questo insomma mi sembra mettere sullo stesso piatto due cose che stanno proprio agli antipodi.
    Spero di aver risposto, che in effetti non mi sento una tanto a favore della censura. E mi spiace un po’ passare per tale 🙂

  5. ma noooo, non sei tu che rischi di passare per tale. Il mio era un discorso che a partire da quella conversazione lì (è ovvio che non si può tenere tutto e una biblioteca normale fa una cernita) cercava di scavare nella MIA concezione (che confesso non era e non è del tutto chiara, frutto com’è di ragionamenti ma anche di sentimenti, che non sempre arrivano a una convergenza) di giusto o sbagliato in fatto di censura. Anche di “difesa” del lettore, se vuoi: una questione che mi posso porre anch’io nel momento in cui devo scegliere se mettere o no sugli scaffali di casa mia certi libri sapendo che poi li possono leggere i ragazzi, che non hanno ancora sviluppato un’autodifesa da certe idee. Umanamente mi sento portata verso l’eliminazione fisica delle cose pericolose (tanto più se facilmente distribuite come dono), razionalmente penso che invece non dovrei. Ho messo le due cose sullo stesso piano perché io, nella mia testa, spontaneamente, le stavo mettendo sullo stesso piano. Le belle conversazioni servono esattamente a questo: accendere delle lampadine nella testa. Quindi grazie a te per il dubbio

  6. Le Biblioteche, a meno che non siano ‘tematiche’ e acquisiscano solo libri relativi un certo argomento (come quelle universitarie, o di alcune raccolte museali ecc.) DEVONO accettare qualsiasi libro venga fatto loro in dono e di cui venga richiesto l’acquisto.
    DEVONO: e’ una delle regole fondamentali dell’istituzione biblioteca:)

  7. Ciao. Questo post è molto interessante, e stimolante, e… difficile.
    Consiglierei a chi non l’ha visto un film di parecchi anni fa, che non parla di libri ma di persone. Si intitola “piccoli omicidi tra amici” ed è molto bello, secondo me. Parte da un pensiero facilmente condivisibile (“se avessi potuto eliminare Hitler prima che facesse quello che ha fatto, non l’avresti forse fatto?”) per arrivare però a una rischiosissima deriva… é un film divertente, mica una mazzata. però dà spazio ai pensieri.

  8. @chiaratiz, ma io ti ho risposto in modo che la discussione potesse andare avanti 🙂

    @morgana, scusa ma è proprio il contrario. Non DEVONO proprio un bel niente e la costituzione di una raccolta non la fanno certo gli utenti con le richieste e coi doni. IFLA docet.

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