libera nos a malo

Nonostante io sia una che fatica ad affrancarsi dall’idea dell’esistenza di una qualche forma trascendente o immanente di divinità, non sono una persona molto religiosa. E anche se coltivo in modo affatto personale e per ragioni del tutto intime una parvenza di vita spirituale, non l’ho l’abitudine alla preghiera in senso stretto.

Ogni tanto però mi capita di assistere a una funzione religiosa soprattutto, in verità, in occasione di battesimi matrimoni funerali natali e pasque, e una cosa che ogni volta un po’ mi fa pensare è questa cosa del Padre Nostro. Perché il Padre Nostro è comunque bellissimo se uno lo prende così com’è, nudo e crudo e senza  costruzioni e costrizioni ideologiche e teologiche eccetera.

A me piace perché secondo me è il ritratto di un uomo che si sente piccolo e desideroso di protezione. Un uomo che fatica a perdonarsi per le sue mancanze (la cosa più difficile del mondo, non per niente i preti si stanno via via sostituendo con gli psicoterapeuti) e spera almeno nel perdono altrui. Che vede la pace come un miraggio.
Ora, credo che questa voglia di abbandonarsi alla protezione di qualcuno che ci garantisca l’essenziale sia indipendente dalla fede, di cui peraltro io scarseggio. E che se togliamo i riferimenti a una vita al di là della morte e a un essere soprannaturale al di sopra delle nostre teste rimanga questa figura di uomo in cui non è difficilissimo riconoscersi, almeno in certi momenti della vita.

Poi sorrido al pensiero che questa cosa non la penserei se il Padre Nostro lo recistassi tutti i giorni quindi paradossalmente come preghiera ha più efficacia per via dell’eccezionalità dell’evento: buffo, no?

3 thoughts on “libera nos a malo

  1. Questo è un caso di telepatia, Chiara, al rimettere i debiti ai debitori e chiedere indulgenza per i propri pensavo proprio stamattina. E che recitarselo tutti i giorni a mo’ di promemoria potrebbe essere un sano esercizio sia per laici che per credenti.
    Rivaluterei anche la preghiera di ringraziamento per il cibo: importa poco che il pane ce lo siamo guadagnato da soli, si tratta di fermarsi un attimo a considerare il valore e la bellezza di ritrovarsi a mangiare insieme.
    Quasi quasi invece che a yoga mi iscrivo a catechismo…😉
    Stefi

  2. mi piace l’immagine dell’uomo che si sente piccolo, anche perché così lontana dalla pratica quotidiana di abusare di questa terra di cui siamo sottoprodotti ma ci sentiamo padroni – ovviamente generalizzo, ma un po’ di responsabilità per gli abusi perpetrati nei suoi confronti ce la dobbiamo assumere un po’ tutti. anch’io non sono (più) religioso nel senso ufficiciale della parola, senza dubbio non cattolico né praticante. ma, nella mia vita rinnovata da un’esperienza spirituale sincretistica, conservo la bellezza di alcune espressioni usate nella liturgia eucaristica, quelle che, appunto come il padre nostro, riconoscono l’infinita e indefinible immensità dell’Essenza superiore, in cui rifugiarsi e cui riconoscere una gratitudine continua. ci sono molte bellissime espressioni simili in altre vie spirituali che esprimono lo stesso sentimento – da om namah shivaya a allahu akbar – quindi, come dire, humanum est.

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