il ruolo dell’amicizia nella legge di gravitazione universale delle particelle di grasso

Quando ti trovi la domenica mattina a far colazione con la tisana allo zenzero ti fai delle domande esistenziali. Per esempio ti domandi Ma perché?

Io, dopo un anno e mezzo di studi approfonditi sulla questione, un anno in cui ho raccolto dati con metodo scientifico, in cui non mi sono risparmiata investendo tempo ed energia nella sperimentazione diretta, in cui ho rischiato sulla mia pelle le conseguenze dell’esperienza empirica, ho finalmente trovato la risposta.
L’evidenza dimostra che indipendentemente dal numero degli individui coinvolti; dal sesso, dall’età, dalle convinzioni politiche o religiose degli stessi; dalla collocazione geografica (latitudine, longitudine, altezza sul livello del mare) del luogo deputato all’esperimento; dall’orario della prova con o senza ora legale: l’amicizia è una bolla di grasso.

Numerosi tentativi di smentire questo principio sono stati affrontati con coraggio dalla sottoscritta per pura ricerca di verità scientifica, in Italia ma anche all’estero, nelle più svariate condizioni ambientali di caldo e di freddo, di secco e di umido, con o senza la neve; prendendo in considerazione abitudini locali, tradizioni degli indigeni (toscani, marchigiani, piemontesi, sardi, lombardi, veneti, romagnoli, pugliesi e quant’altro: la varietà dei dati mi sembrava fondamentale per la ricerca), magrezza o sovrappeso dei commensali.
Alla fine ho dovuto arrendermi e formulare la mia legge universale per cui in qualunque momento luogo o condizione ci si trovi, quando si sta bene insieme si mangia. Troppo. Con eccessiva spensieratezza. Come se non ci fosse un domani (cit.)

La fetta di pancetta e il suo accessorio gnocco fritto che stazionano da quattordici ore sul fondo della mia cavità gastrica non hanno in alcun modo influenzato l’elaborazione della suddetta legge.

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8 thoughts on “il ruolo dell’amicizia nella legge di gravitazione universale delle particelle di grasso

  1. Proviamo a consolidare la nostra amicizia attraverso serate di degustazione-tisane?Il rischio è che si litighi per un nonnulla con la promessa di non vederci mai più, però sai che magri…

  2. Io, se quella lì che fa quegli gnocchi fritti e quei tortelloni di zucca e parla con quell’amore delle zucchine e dei cipollotti mi vuole adottare, considero seriamente la cosa.

  3. Questa cosa è verissima e molto bella (e buona!)…

    Ci pensavo stamattina al fatto che sentirsi soli è un po’ come sentirsi denutriti, in effetti.

  4. Ciao Chiara e complimenti per la trasmissione… pardon, per il blog (andrò presto a vedermi anche l’e-book)!
    E’ vero, in amicizia si mangia molto o meglio, parecchio!
    E si beve, anche… uh, quanto si beve…
    In effetti a me piace molto questa dimensione conviviale, che permette di superare o di abbattere tante barriere, tanti blocchi, residui di borghesismo ecc.
    Il problema del grasso purtroppo esiste ma che dire? Questo è un mondo imperfetto e per certe cose, anche schifosetto.
    Ciao!

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