La smemorata (una storia tristissima)

Del mio primo giorno di scuola, se non sbaglio doveva essere il ’73, mi ricordo solo che non ricordo niente. So che al momento di entrare in classe partorisco delle scene che la tragedia greca ha solo da invidiare: pianti, ansia da abbandono, la prima crisi da inadeguatezza  molesta – a cui poi avrei fatto il callo, volente o nolente.

Del secondo giorno di scuola invece ricordo nitidamente la maestra esasperata perché il giorno prima ha prestato un libro a un bambino e non ricorda quale. Dopo un’ora di tentativi per farsi restituire il libro incriminato – nessuno ammette di essere in possesso del maltolto – all’improvviso l’illuminazione: “Non è per caso a te, bambina, che ho prestato l’abbecedario, ieri?”
La smemorata, com’è ovvio, sbianca, fruga nella cartella e trova, come per miracolo, dico io, un tomo in esubero. Muta, la lacrima sul ciglio, lo porge alla maestra con un desiderio di sprofondamento che noi oggi, adulti, possiamo solo lontanamente comprendere.

La smemorata, da allora e per almeno 37 anni, ripercorre a ogni primo giorno di scuola, suo o altrui, quegli attimi in cui per la prima volta si trova a tu per tu con la sua natura di svanita senza speranza. Lo so perché la conosco bene.

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4 thoughts on “La smemorata (una storia tristissima)

  1. Ebbene, io non ho ricordi del primo, né del secondo, né del terzo giorno di scuola… a dire il vero ho dei ricordi ma non li so ‘datare’. Questa cosa mi manda in bestia.
    Però anche in ordine sparso, certe memorie sono sempre lì a voler saltar fuori… ^__^

  2. Io del mio primo giorno mi ricordo che i miei mi hanno mollato nell’auditorium e ciao. Poi ad un certo punto son spariti tutti nelle classi, io son stata lì come un’ebete, è arrivata la bidella e mi ha detto: ma tu cosa fai, qui, piccolina? Non dovresti essere all’asilo? Poi in classe c’era uno che, quando non piangeva, faceva Mazinga Z. Io credo di aver pensato che a scuola mi sarei divertita, con dei compagni così. Poi lui ha cambiato scuola. Ecco.

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